Non si placano le proteste della cittadinanza per lo stato in cui versa la pista ciclo-pedonale situata lungo viale Stefano Candura e nell’area adiacente allo stadio Pian del Lago. In questi giorni, sui social network sono tornati a rincorrersi sfoghi, segnalazioni fotografiche e filmati espliciti che denunciano la presenza diffusa di deiezioni animali lungo la carreggiata riservata a podisti, camminatori e ciclisti.
Una “gincana” per gli sportivi
Chi frequenta l’infrastruttura realizzata di recente dal Comune si trova quotidianamente costretto a uno slalom improprio tra le tracce scure lasciate sul manto rosso della pista. Si tratta, con ogni probabilità, del passaggio non autorizzato di greggi di pecore al pascolo urbano, che oltre a compromettere il decoro e l’igiene pubblica, rappresenta un insidioso ostacolo per chi svolge attività motoria.
I precedenti e il divieto di pascolo
Il problema, tuttavia, non è nuovo. Già durante i mesi invernali si erano verificate analoghe criticità, sfociate a marzo in un intervento istituzionale. L’assessore allo Sport e alla Viabilità, Toti Petrantoni, aveva infatti firmato una direttiva specifica recante ad oggetto: «Apposizione di segnaletica di divieto di pascolo lungo la pista ciclabile e pedonale di via Stefano Candura e nell’area dello stadio Pian del Lago».
Nel provvedimento si evidenziava espressamente il riproporsi del pascolo abusivo, sottolineando i rischi legati alla sicurezza dei cittadini, alla tutela igienico-sanitaria e all’immagine della città. La direttiva era stata contestualmente trasmessa alla Polizia Municipale per intensificare i controlli e le attività di vigilanza sul territorio.
Il malcontento resta alto
Nonostante l’adozione delle misure formali, le recenti immagini condivise in rete dimostrano che il fenomeno persiste. I frequentatori della zona chiedono ora interventi sanzionatori più stringenti e una presenza più incisiva delle forze dell’ordine per restituire alla comunità un’opera pensata per lo sport e il tempo libero.
Il video è stato pubblicato da Fabio Ruvolo nella sua pagina Facebook
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