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Caltanissetta: quando l’assenza e il silenzio delle istituzioni urla più delle segnalazioni dei cittadini

Autore: Sergio Cirlinci Visualizzazioni: 256 Tempo di lettura: 6 Pubblicato il: 27/08/2026
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A Caltanissetta il malcontento non è più un’eccezione, ma la sola costante quotidiana.

Un coro fermo e trasversale di lagnanze, un tempo sollevato unicamente dai cittadini più attenti, oggi si allarga a macchia d’olio di fronte a problemi persistenti che non trovano mai soluzione.

Di contro, l’amministrazione comunale resta trincerata dietro un silenzio incomprensibile, se non per autocelebrersi, arroccata nelle proprie stanze come se il degrado e i disservizi appartenessero a un’altra città.

Elencare ogni singolo disagio sarebbe un’impresa infinita e ripetitiva, ma la gestione della Sanità rappresenta il primo, imperdonabile nervo scoperto.

Vale la pena ricordare che il Sindaco è la massima autorità sanitaria locale; eppure, di fronte a un Pronto Soccorso perennemente in affanno e a liste d’attesa interminabili, che costringono chi può a pagarsi le cure nel privato, il Comune nulla dice o fa.

Per prestazioni specialistiche di base, come quelle otorinolaringoiatriche, gli utenti, come ci hanno segnalato in tanti, si vedono persino costretti a migrare verso le strutture di Enna o Agrigento e, considerato quanto sta succedendo a Palermo, sarrebbe il caso anche di disporre, come fatto ad Enna, una verifica capillare sull’intero territorio comunale e provinciale per individuare tutti i minori che non risultano avere completato le vaccinazioni previste.

Guardandosi attorno, il bilancio degli ultimi anni appare desolante, non migliora niente, anzi.

A fronte di proclami e sbandierato amore per il territorio, la sola politica che si è vista in azione è stata quella dei rimpasti, delle liti intestine all’interno della stessa maggiornaza, addi e scambio di accuse tra maggioranza e opposizione.

Le grandi opere e la favola del “rilancio” hanno lasciato solo l’amaro in bocca e sono sempre rimandati o sostituiti da nuovi annunci.

Emblematico il caso della piscina Collodoro, quella che doveva essere la “ciliegina sulla torta”, per far dimenticare, tra le altre cose, anche l’abbattimento dell’antenna, si presenta oggi come una torta non del tutto venuta bene, con gestione e tariffe, salate, lasciate al libero arbitrio del gestore privato, a dispetto del ruolo di regolamentazione che spetterebbe al Comune.

Il degrado urbano completa una fotografia impietosa su più fronti, con interventi fatti male o in un contesto sbagliato.

Per quanto riguarda la mobilità, il tracciato della pista ciclabile di viale Stefano Candura continua a far discutere, meglio non parlare delle altre, che definire “piste ciclabili”, quelle cioè disegnate lungo le vie cittadine sono un’evidente forzatura linguistica.

Sul piano dei servizi igienici, dal Parco Assunto alle ville comunali, gli spazi pubblici restano del tutto sprovvisti di bagni, come anche nel resto della città, una carenza inconcepibile e sicuramente quasi unica al mondo per un capoluogo di provincia.

Infine, il centro storico e i suoi simboli che continuano a soffrire.

I residenti pubblicano quotidianamente immagini di topi che scorazzano liberamente, vicoli ridotti a scenari post-bellici, mentre la Fontana del Tritone, simbolo cittadino, situato proprio sotto le finestre di Palazzo del Carmine, versa in condizioni peggiori di un abbeveratoio abbandonato di campagna, il tutto sotto gli occhi e le finestre della giunta.

Mentre loro sono protetti dalle pareti evidentemente ben insonorizzate e dai vetri oscurati del municipio, comincia a scarseggiare il supporto e i complimenti anche dei più accaniti sostenitori della prima ora, arresisi davanti alle evidenze, con gli amministratori che sembrano dimenticare che la politica si nutre di consenso che scaturisce dalla soddisfazione dei cittadini e non da propri post autocelebrativi.

Continuare a far finta di nulla non fa male solo alla comunità, ma mina la credibilità delle istituzioni come anche il loro stesso futuro politico e, continuando con questo andazzo, per molti si aprirà, come logica conseguenza la strada per tornare ai mestieri originari..

Ma di una cosa siamo certi: finito il mandato, senza la comoda e ben remunerata poltrona, torneranno, magicamente, vista e udito e saranno pronti a criticare i loro successori, come se loro non fossero mai stati coinvolti per affrontare e risolvere certe problematiche.

La speranza è che la prossima volta i cittadini ricordino quanto stanno vivendo oggi e non facciano sconti a nessuno degli attuali inquilini del Palazzo, dove vi è una maggioranza troppo accondiscentente ai voleri della giunta, mentre l’opposizione dovrebbe essere più incalzante sulle tante problematiche irrisolte e portare in aula le pressanti richieste dei cittadini, esercitando una pressione e un controllo più incisivo e inflessibile. Ad Maiora

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