Domenico Zuccarella, 59 anni, affetto da sclerosi multipla, è morto il 25 agosto dopo oltre nove mesi di pratiche e lungaggini burocratiche. È la prima volta che la sanità lombarda non si limita alla verifica dei requisiti, ma garantisce l’intera procedura e la presenza dei medici.
MILANO – Un lungo percorso durato 290 giorni, costellato da diffide, ricorsi in tribunale e da un drammatico appello pronunciato davanti a un giudice: “Sono stanco, non ne posso più”. Si è conclusa il 25 agosto 2026 la battaglia di Domenico Zuccarella, 59 anni, affetto da una forma grave e irreversibile di sclerosi multipla (secondariamente progressiva). Domenico è deceduto dopo aver ottenuto l’accesso al suicidio medicalmente assistito, ma la sua storia segna un punto di svolta fondamentale nel dibattito italiano sul fine vita.
Come comunicato in una nota dall’Associazione Luca Coscioni, si tratta del terzo caso di morte volontaria registrato in Lombardia, ma con un’importante ed eccezionale novità: è la prima volta che il Servizio Sanitario Regionale (SSR) prende in carico l’intero processo attuativo.
Dalla burocrazia all’assistenza: cosa cambia
Fino a oggi, nei precedenti casi in Lombardia e in gran parte d’Italia, l’intervento della sanità pubblica si era fermato alla mera fase accertativa — ossia alla verifica, tramite le commissioni mediche, dei quattro requisiti stabiliti dalla celebre sentenza della Corte Costituzionale sul caso Cappato/DJ Fabo.
Nel caso di Domenico Zuccarella, la sanità lombarda ha coperto l’iter a 360 gradi:
- Logistica e strumentazione: individuazione di un luogo idoneo e fornitura del farmaco e dei macchinari necessari per l’autosomministrazione.
- Supporto medico direttivo: reperimento di personale sanitario (su base volontaria) per la supervisione della procedura.
- Modalità operative: studio di un meccanismo di erogazione compatibile con le limitazioni fisiche del paziente.
Un’attesa estenuante: 290 giorni contro i 145 previsti
Sebbene il finale rappresenti un precedente cruciale per i diritti dei malati, la vicenda ha messo in luce i drammatici ritardi burocratici del sistema.
La richiesta di Domenico era stata presentata all’ASST Ovest Milanese l’8 novembre 2025. Da quel momento alla conclusione della procedura sono trascorresi oltre nove mesi (290 giorni). Un arco temporale ben superiore ai 145 giorni (circa 4 mesi e mezzo) indicati dalle stesse linee guida regionali approvate a maggio 2026.
I documenti legali mostrano come la Commissione medica multidisciplinare avesse già accertato a maggioranza i requisiti del 59enne il 18 maggio, trasmettendo poi la pratica al Comitato Etico. Tuttavia, a fine giugno l’azienda sanitaria aveva richiesto ulteriori approfondimenti, allungando ulteriormente i tempi.
Di fronte a questo stallo, il team legale dell’Associazione Luca Coscioni — coordinato dall’avvocata Filomena Gallo — ha promosso un ricorso d’urgenza in tribunale per richiedere che i diritti del paziente venissero garantiti prima dell’irreversibile peggioramento delle sue condizioni.
Un precedente per il futuro del fine vita in Italia
Il percorso tracciato da Domenico Zuccarella potrebbe ora costituire un modello pratico per l’applicazione uniforme del diritto al suicidio assistito. Garantendo non soltanto la perizia medica, ma l’effettiva assistenza sanitaria e farmacologica, la Regione Lombardia dimostra come il Servizio Sanitario possa e debba farsi carico della volontà del paziente nel rispetto della legalità e della dignità umana.

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