A poche ore dalla scomparsa di Ratko Mladić, l’ex comandante generale dell’esercito dei serbi di Bosnia deceduto all’età di 84 anni mentre scontava l’ergastolo all’Aia, la Serbia riapre le mai sopite ferite della guerra dei Balcani. Le dichiarazioni del ministro della Giustizia di Belgrado, Nenad Vujić, hanno scatenato immediate reazioni d’indebito e sdegno a livello internazionale: l’ex generale, noto alla storia come il “Macellaio di Srebrenica”, riceverà esequie con solenni onori militari e di Stato.
Gli onori a un condannato per genocidio
«Mladić è stato un generale ed i protocolli sono chiari», ha confermato Vujić ai media locali. «Anche il suo ruolo storico è ben noto, ma ciò che spetta al grado di generale sarà certamente rispettato». La decisione del governo serbo di garantire un funerale solenne al militare condannato per genocidio, crimini contro l’umanità e crimini di guerra dal Tribunale Penale Internazionale per l’ex Jugoslavia (TPIY) segna l’ennesimo capitolo del conflitto sulla memoria storica nella regione.
Mladić non si era mai pentito né aveva mai riconosciuto la legittimità della Corte dell’Aia, urlando ai giudici durante la pronuncia del suo ergastolo: «Siete tutti dei bugiardi, sono solo menzogne».
L’ombra del massacro di Srebrenica e il dramma di Sarajevo
L’annuncio delle esequie di Stato rievoca le pagine più buie delle guerre balcaniche degli anni ’90:
- Il genocidio del 1995: Nel luglio del 1995, le truppe guidate da Mladić massacrarono oltre 8.000 uomini e ragazzi bosniaci musulmani nella città di Srebrenica, dichiarata dall’ONU “zona protetta”. Nei giorni successivi al massacro, le truppe serbo-bosniache tentarono di occultare i cadaveri riesumandoli e sotterrandoli in fosse comuni secondarie sparse in aree montuose isolate, cercando invano di cancellare le tracce dell’eccidio.
- L’assedio di Sarajevo: Mladić fu l’esecutore materiale dell’assedio della capitale bosniaca, durato oltre tre anni e costato la vita a migliaia di civili sotto i colpi del cecchinaggio e dei bombardamenti d’artiglieria dalle colline circostanti.
- Il disegno di pulizia etnica: Le sentenze internazionali hanno acclarato la presenza di un’impresa criminale congiunta con il presidente serbo Slobodan Milošević e il leader politico serbo-bosniaco Radovan Karadžić, finalizzata al progetto di pulizia etnica dei territori contesi.
Una latitanza di 16 anni e il revisionismo di Belgrado
Dopo la fine delle ostilità, Mladić trascorse 16 anni di latitanza protetto da reti complici nella regione, prima di essere arrestato nel maggio 2011 nel villaggio serbo di Lazarevo.
La scelta odierna del governo di Belgrado evidenzia la persistenza di una narrazione nazionalista all’interno di settori delle istituzioni serbe. Per le associazioni delle vittime e i famigliari dei martiri di Srebrenica, concedere il picchetto d’onore e la bandiera di Stato alla spoglia di chi è stato riconosciuto colpevole del più grave genocidio europeo dalla Seconda Guerra Mondiale rappresenta un affronto inaccettabile e una battuta d’arresto nel percorso di riconciliazione dei Balcani orientali.

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