Il tempo, si sa, è galantuomo, ma per la politica italiana sa essere anche un giudice spietato. Oggi assistiamo a quello che può essere definito, senza timore di smentita, uno dei cortocircuiti ideologici più clamorosi della storia repubblicana.
Il governo Meloni approva il nuovo Piano Pandemico Nazionale (2024-2028) che ricalca fedelmente quelle stesse misure che, solo tre anni fa, venivano marchiate come “metodi da dittatura sanitaria”.
Dalla “Dittatura” al “copia e incolla”
Ricordate le grida dai banchi dell’opposizione? Giorgia Meloni sentenziava: “Sul contrasto all’epidemia il Governo ha sbagliato tutto”. Oggi, mentre dalle colonne del Secolo d’Italia si legge ancora di “fantavirus” e il senatore Ignazio Zullo (FdI) liquida le preoccupazioni come “sciacallaggio delle opposizioni”, la realtà dei documenti ufficiali dice altro.
Quelle stesse misure che venivano usate come clave elettorale contro il governo di Giuseppe Conte, oggi diventano i pilastri della strategia di chi, allora, soffiava sul fuoco della rabbia sociale.
ANALISI TECNICA: Cosa dice davvero il nuovo Piano
Non si tratta solo di una somiglianza politica, ma di una sovrapposizione tecnica quasi totale. Il documento approvato dal Ministero della Salute conferma quattro punti cardine che smentiscono anni di propaganda sovranista:
- I Vaccini come Unica Salvezza: Nonostante anni di ammiccamenti al mondo No-Vax e dubbi su “esperimenti sulla popolazione”, il Piano definisce oggi i vaccini come “la misura preventiva più efficace”, prevedendo obblighi e campagne massive in caso di necessità.
- Il Ritorno dei Dispositivi di Protezione: Il testo specifica chiaramente che l’uso delle mascherine (chirurgiche e FFP2) e il distanziamento fisico rimangono strumenti fondamentali per abbattere il contagio.
- Restrizioni alla Libertà di Movimento: Il Piano contempla la limitazione degli assembramenti e, in scenari di gravità elevata, il ricorso a chiusure mirate o generalizzate, i tanto odiati lockdown e le Zone Rosse.
- Gestione Centralizzata e Smart Working: Se prima si gridava contro il “centralismo” di Conte, oggi il piano ribadisce l’importanza di una cabina di regia nazionale. Inoltre, lo smart working, un tempo deriso come “scusa per non lavorare”, viene ufficialmente inserito come strumento di difesa sociale.
Lo sciacallaggio sulle bare di Bergamo
Mentre l’Italia affrontava un nemico invisibile senza un manuale d’istruzioni e piangeva i propri morti, la propaganda sovranista non ha avuto remore a urlare al “criminale” e al “regime”.
Oggi, seduti sulle poltrone ottenute anche grazie a quella narrazione complottista, firmano le stesse direttive.
La domanda sorge spontanea. Se queste misure sono ritenute necessarie oggi per proteggere la nazione, perché ieri erano strumenti di oppressione?
La risposta è amara. Puro opportunismo elettorale. Non si può governare una nazione con la stessa “faccia di bronzo” con cui si faceva opposizione populista.
Difendere la memoria: il ruolo di Giuseppe Conte
Bisogna avere l’onestà intellettuale di riconoscere a Giuseppe Conte di aver agito con il peso dello Stato sulle spalle e con estrema dignità. Ha affrontato la tempesta perfetta, ha lottato in Europa per ottenere i fondi del PNRR, che oggi questo governo spende, e ha messo la salute pubblica davanti ai sondaggi.
L’attuale maggioranza ha invece usato la pandemia come un palcoscenico per deliri sovranisti, delegittimando medici e istituzioni.
Oggi, con la “coda tra le gambe”, ratificano tutto ciò che hanno maledetto.
Non sono statisti, sono opportunisti che hanno barattato la coerenza con il potere.
Firmare questo piano senza chiedere scusa agli italiani e a chi ha gestito l’emergenza è un atto privo di onore. La storia, però, non si cancella con un decreto.
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