Un quadro drammatico emerge dall’analisi della Fondazione Gimbe sui dati OCSE: l’Italia si attesta all’ultimo posto tra le grandi potenze mondiali per spesa sanitaria pubblica pro-capite. Nel frattempo, quasi un cittadino su dieci si vede costretto a rinunciare a visite ed esami per motivi economici.
1. Il divario con l’Europa e il G7: i numeri del collasso
Secondo l’ultimo report diffuso dalla Fondazione Gimbe basato sui dati OCSE, la spesa sanitaria pubblica pro-capite in Italia si è attestata a soli 3.952 dollari (a parità di potere d’acquisto). Un valore significativamente inferiore rispetto alla media europea di 4.965 dollari, che evidenzia un divario netto di oltre 1.000 dollari a persona.
Nel contesto dei 27 Paesi dell’Unione Europea appartenenti all’OCSE, l’Italia slitta al 15° posto, superata non solo dalle nazioni storicamente leader nei servizi di welfare come Germania e Francia, ma anche da Paesi dell’Europa centro-orientale come Repubblica Ceca, Slovenia e Polonia.
In rapporto al Prodotto Interno Lordo (PIL), la spesa pubblica destinata alla tutela della salute in Italia cade al 6,2%, posizionandosi al di sotto della media OCSE ed europea (7,1%) e registrando una contrazione rispetto al 6,3% dell’anno precedente.
SPESA SANITARIA PUBBLICA PRO-CAPITE ($ PPP) - CONFRONTO SOTTOINSIEME OCSE
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Germania ██████████████████████████████ 8.726 $
Francia ████████████████ ~5.500 $
MEDIA UE ███████████████ 4.965 $
MEDIA OCSE ██████████████ 4.861 $
ITALIA ███████████ 3.952 $
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2. L’analisi storica: un baratro lungo vent’anni
Il confronto con le principali economie internazionali rivela come il sottofinanziamento italiano sia il risultato di scelte stratificate nel tempo:
- Il confronto con la Germania: Berlino assegna alla sanità pubblica l’11% del PIL, spendendo 8.726 dollari pro-capite — più del doppio della quota italiana.
- Il parallelo con il Regno Unito: Fino al 2008, Roma e Londra destinavano cifre pressoché identiche alla salute (poco sopra i 2.200 dollari pro-capite). Tuttavia, mentre il Regno Unito dal 2020 ha accelerato la spesa pubblica arrivando a superare Canada e Giappone, l’Italia è rimasta bloccata al di sotto della soglia dei 2.600 dollari per un decennio.
Se nel 2011 la spesa sanitaria italiana era in linea con la media europea (con un piccolo margine positivo di 11 dollari), oggi il deficit pro-capite accumulato è di 1.013 dollari. Rapportato ai circa 59 milioni di residenti, questo gap equivale a un mancato investimento annuale di 36,1 miliardi di dollari rispetto ai parametri standard europei.
3. Effetti sul cittadino: barriere economiche e rinuncia alle cure
Le implicazioni di questa carenza di risorse si scaricano direttamente sull’accesso ai servizi essenziali:
- Rinuncia alle prestazioni: Si stima che oltre 4,5 milioni di italiani (pari a circa il 10% della popolazione) abbiano dovuto rinunciare a visite mediche specialistiche, esami diagnostici o cure per ragioni legate a difficoltà economiche, liste d’attesa insostenibili o carenze dei servizi sul territorio.
- Emergenza territoriale: I pronto soccorso affrontano sovraffollamenti cronici, la carenza di medici di base si fa sempre più acuta e divari territoriali accentuati continuano a dividere le Regioni italiane.
Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione Gimbe, evidenzia la gravità della situazione:
“Il sottofinanziamento pubblico è una criticità strutturale che ha indebolito il SSN e compromesso l’esigibilità di un diritto fondamentale. assistiamo a una lesione dei diritti per censo: chi ha le possibilità economiche si rivolge alla sanità privata, chi non può è costretto ad aspettare o a rinunciare alle cure.”
Anche le istituzioni europee (Commissione e Consiglio UE) hanno formalmente richiamato l’Italia, collegando l’indebolimento del Servizio Sanitario Nazionale al calo della produttività e all’aumento delle disuguaglianze sociali, raccomandando garanzie tempestive per l’accesso alle cure.
4. Il dibattito politico e i rischi per le riforme
In vista della definizione dei prossimi documenti di finanza pubblica, lo scontro tra le forze politiche resta acceso:
- Elly Schlein (PD): Accusa l’esecutivo di aver “definanziato la sanità pubblica per favorire il settore privato”.
- Giuseppe Conte (M5S): Sottolinea che in assenza di “investimenti massicci” si rischia di “condannare a morte il Servizio Sanitario Nazionale”.
- La richiesta del Ministero: Il Ministro della Salute Orazio Schillaci ha espresso la necessità di integrare le risorse del settore con almeno 5 miliardi di euro aggiuntivi per i prossimi anni.
Tuttavia, come ricordato dalla Fondazione Gimbe, la questione centrale non riguarda soltanto la quantificazione dei fondi della singola manovra economica, ma l’assenza di un piano pluriennale di rilancio. Senza interventi strutturali e risorse per la gestione corrente, anche le nuove strutture realizzate con i fondi del PNRR (come le Case di Comunità) rischiano di rimanere prive di personale qualificabile e trasformarsi in “scatole vuote”.
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