La Procura di Roma è pronta a ricorrere alla Corte Costituzionale sul caso delle conversazioni tra il deputato di Fratelli d’Italia (ed ex sottosegretario alla Giustizia) Andrea Delmastro e l’imprenditore Mauro Caroccia. I magistrati capitolini intendono sollevare un conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato contro la decisione della Camera dei Deputati, che lo scorso 5 agosto aveva negato l’autorizzazione all’acquisizione delle chat.
Il nodo dell’inchiesta e il no di Montecitorio
L’obiettivo dei pm della DDA di Roma è fare chiarezza nell’ambito dell’indagine legata al ristorante romano “La Bisteccheria d’Italia” (società Le 5 Forchette), di cui Delmastro ha detenuto in passato quote azionarie. Il deputato non risulta indagato, mentre Caroccia è sotto inchiesta per ipotesi di riciclaggio e intestazione fittizia di beni.
Secondo la Procura, l’analisi dei messaggi presenti sul telefono sequestrato a Caroccia fornirebbe elementi fondamentali per ricostruire i flussi finanziari e i rapporti legati all’attività imprenditoriale.
Tuttavia, il 5 agosto Montecitorio ha respinto la richiesta di accesso agli atti con voto a scrutinio segreto (206 favorevoli alla relazione di diniego della Giunta e 133 contrari). La maggioranza di centrodestra ha sostenuto che l’acquisizione indiscriminata dei messaggi avrebbe violato la garanzia costituzionale sulla riservatezza delle comunicazioni dei parlamentari. Di contro, le opposizioni (Pd, M5s, Avs) avevano inscenato vivaci proteste in Aula con lo slogan #fuorilechat.
Il passaggio alla Corte Costituzionale
Non ritenendo superabile lo stop di Montecitorio per vie ordinarie, la Procura guidata da Francesco Lo Voi ha deciso di rivolgersi alla Consulta. I magistrati chiederanno l’annullamento della delibera della Camera, sostenendo che il diniego impedisca un completo e corretto accertamento dei fatti e limiti il potere giudiziario nell’esercizio della giurisdizione penale.
La parola passa ora ai giudici costituzionali, che dovranno stabilire se il “no” di Montecitorio sia stato legittimo o se abbia travalicato le prerogative riserva alla Camera dalla Costituzione.
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