Con il ripristino dell’erogazione idrica e il superamento dell’ennesimo guasto alla rete, la città di Caltanissetta torna per qualche ora alla normalità. Tuttavia, non appena i rubinetti riprendono a rifornire le cisterne domestiche, nei cittadini resta un retrogusto amaro e una serie di interrogativi leciti.
Camminando per le vie del capoluogo nisseno è impossibile non notare i silos d’acqua installati durante la complessa emergenza idrica vissuta nella seconda metà del 2024. Quelle strutture, pensate come presidi d’emergenza per permettere ai nisseni di approvvigionarsi autonomamente nei giorni di totale secca, giacciono ancora oggi esattamente laddove vennero collocate.
Un investimento da quasi 44.000 euro: utile risorsa o arredo urbano?
Per fare fronte alla siccità e ai continui stop della distribuzione, il Comune di Caltanissetta ha messo in campo nell’autunno del 2024 un piano straordinario: la collocazione di 12 silos con una capienza pari o superiore a 10.000 litri ciascuno in varie aree della città. Un intervento economico impegnativo per la collettività, dal costo complessivo stimato in 43.980 euro.
A fronte di tale spesa, l’aspettativa di chi vive la città era quella di poter fare affidamento su punti di rifornimento costantemente operativi nei momenti di necessità. Invece, troppo spesso, quando l’erogazione si interrompe, queste cisterne rimangono vuote, inutilizzate o non igienizzate, trasformandosi di fatto in ingombranti suppellettili.
Lo spettro del degrado: l’esempio di via Rochester
La paura più grande dei residenti è che questi contenitori subiscano l’inesorabile scorrere del tempo senza la dovuta manutenzione, facendo la stessa identica fine dei moduli installati decenni fa in diversi punti della città e poi dimenticati.
Un esempio emblematico è sotto gli occhi di tutti in via Rochester, ma ne esistono altri in città. Lì, esattamente accanto a uno dei nuovi impianti posizionati nel 2024, svetta ancora la costruzione con dentro 4 enormi silos installati in passato per un’analoga emergenza. La ruggine, l’usura e l’abbandono lo hanno trasformato in un monumento allo spreco. Vedere il “nuovo” silos collocato a pochi metri dalla vecchia e abbandonata costruzione, ormai inutilizzabile, genera nei cittadini un forte senso di frustrazione e il concreto timore di assistere a un remake di una storia già vista.
Un appello diretto all’amministrazione e all’assessore competente
Garantire acqua potabile a un territorio non significa solo rincorrere i guasti della rete primaria, ma anche saper gestire con pragmatismo le infrastrutture d’emergenza già acquistate con il denaro pubblico.
E mentre i disservizi idrici continuano a ripetersi a intermittenza, due semplici domande sorgono spontanee, rivolte all’assessore di riferimento e all’amministrazione comunale:
- Perchè non igienizzarli e manutenzionarli?
- Perchè non attivarli tempestivamente nei giorni di stop idrico?
Inoltre sarebbe anche un tutelare del denaro pubblico, evitando che una spesa di quasi 44.000 euro si trasformi nell’ennesima voce di spreco e che i silos finiscano per diventare semplice (e brutto) “arredo urbano”.
I cittadini nisseni non chiedono miracoli, ma rispetto per i propri soldi e soluzioni pratiche ai disagi quotidiani.
I silos ci sono e sono stati pagati: è tempo di farli funzionare davvvero.Ad Maiora
Nella foto la costruzione di via Rochester

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