Il vicepresidente del Consiglio e ministro degli Esteri interviene al Tg4 sollevando la questione del rigore giudiziario e criticando le scelte della Spagna e le resistenze interne sull’immigrazione.
Un richiamo diretto e senza filtri al mondo della magistratura sul tema della sicurezza e della gestione dei reati. Ospite ai microfoni del Tg4, il ministro degli Esteri e vicepremier Antonio Tajani è tornato a criticare l’eccesso di clemenza verso chi delinque, chiedendo un cambio di passo nelle decisioni dei giudici di fronte ad arresti in flagranza.
«Troppo perdonismo: si applichi la legge con più fermezza»
«I cittadini hanno un estremo bisogno di sicurezza. Il governo e le forze dell’ordine compiono ogni sforzo necessario, ma non è ammissibile che chi delinque e viene arrestato in flagranza sia subito rimesso in libertà per un’inclinazione al perdonismo», ha dichiarato il titolare della Farnesina.
Entrando nel merito delle opzioni a disposizione delle toghe, Tajani ha ricordato le tre strade previste dal codice: la rimessa in libertà, la conferma del fermo o il processo per direttissima. «Purtroppo si privilegia troppo spesso la prima opzione. Sarebbe auspicabile che i magistrati optassero più di frequente per la fermezza della seconda o della terza via. Senza voler offendere nessuno, è doveroso che chi deve decidere si metta una mano sulla coscienza».
Il ministro ha comunque precisato di non invocare forzature normative: «Nessuno chiede di agire fuori dalla legalità: la legge va sempre rispettata. Esistono però i margini e le modalità per applicarla con maggiore severità e minor indulgenza».
Immigrazione, l’attacco alla Spagna e le critiche a medici e magistrati
Ampio spazio è stato dedicato anche al tema dell’immigrazione clandestina. Tajani ha espresso forti perplessità sulla recente linea adottata da Madrid: «Ritengo che la Spagna abbia commesso un errore strategico decidendo di regolarizzare un milione di immigrati clandestini. È una scelta che mette in sofferenza il sistema d’accoglienza europeo e finisce per disincentivare il contrasto ai flussi irregolari».
Sottolineando i risultati rivendicati dall’esecutivo italiano — come la riduzione degli sbarchi dell’80% —, il vicepremier ha evidenziato le difficoltà nel gestire la presenza di chi si trova già sul territorio: «Far rispettare le regole europee diventa complicato quando ci si scontra con continui ostacoli interni: un giorno sono le obiezioni dei medici, un altro quelle dei magistrati».
Tetto agli stranieri a scuola ed espulsione del trapper Bratan
Sollecitato su altri temi di stretta attualità, il ministro ha difeso la proposta inerente all’introduzione di un tetto di alunni stranieri nelle classi scolastiche: «È una misura del tutto ragionevole, che verrà applicata prevedendo le opportune eccezioni. L’obiettivo fondamentale è garantire che sia i bambini italiani sia quelli stranieri abbiano gli strumenti adeguati per apprendere bene la lingua italiana».
Infine, Tajani ha espresso pieno sostegno alla decisione del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi di revocare il permesso di soggiorno ed espellere il trapper Bratan dopo i disordini causati al traffico stradale: «È un provvedimento del tutto proporzionato. Chi viene in Italia per lavorare ed integrarsi è sempre il benvenuto; chi invece arriva per farsi beffe delle istituzioni e delle autorità è giusto che venga rispedito a casa».
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