IL CASO. Con l’entrata in vigore del tetto massimo ai prezzi del carburante fissato da Eni, in tutta Italia si registrano code, prese d’assalto e stazioni a secco. Si accende la polemica tra associazioni dei consumatori e distributori indipendenti.
La svolta sulle pompe di benzina
È scattato ufficialmente il calmieramento dei prezzi sui carburanti deciso dai colossi dell’energia per far fronte al rincaro dei costi alla pompa. La misura, pensata per calmierare l’impatto del caro-carburante sulle tasche dei cittadini, prevede un tetto massimo ai prezzi (price cap) applicato alla modalità self-service.
Nello specifico, per la rete Eni ed Enilive è stato fissato un limite pari a 1,99 euro al litro per la benzina e 2,19 euro al litro per il diesel. La misura ha una durata iniziale prevista di 30 giorni, correlata alle agevolazioni fiscali sulle accise, con la possibilità di essere prorogata fino alla fine dell’anno.
Code nelle città e “tutto esaurito”: l’Italia al rifornimento
L’effetto del price cap si è fatto sentire fin dalle prime ore della mattina su gran parte del territorio nazionale:
- Napoli: Presa d’assalto la rete di distribuzione. In via Cristoforo Colombo, uno storico impianto ha erogato oltre duemila litri di benzina in appena tre ore e mezza, costringendo il gestore ad affiggere il cartello “esaurito” sugli erogatori.
- Bologna e Roma: Colonne di auto e attese nei punti vendita per accedere ai prezzi calmierati, in particolare nei nodi viari principali come via Prati Fiscali nella Capitale.
- Lombardia e Torino: Affluenza sostenuta ma gestione del traffico più regolare, senza particolari criticità di blocco stradale.
La contromossa di IP e la sorpresa a Milano
A stretto giro è arrivata anche la risposta degli altri operatori del settore. Italiana Petroli (IP), controllata dal gruppo azero Socar, ha seguito la scia applicando a sua volta limiti tariffari. In alcune aree urbane, i punti vendita IP si sono rivelati persino più convenienti rispetto ad Eni: a Milano, ad esempio, in un impianto in zona Barona la benzina in self-service è scesa fino a 1,839 euro al litro, posizionandosi tra i valori più bassi riscontrati sul territorio.
Il fronte delle proteste: il nodo dei distributori indipendenti e la voce dei consumatori
Nonostante l’accoglienza positiva da parte degli automobilisti, la misura non è esente da forti critiche sociali ed economiche:
- Il rischio per gli impianti indipendenti: Assopetroli-Assoenergia ha espresso forte preoccupazione per lo squilibrio di mercato. L’applicazione del prezzo massimo limitata unicamente ai grandi gruppi petroliferi rischia di penalizzare fortemente le ‘pompe bianche’ e gli operatori indipendenti, che acquistano il carburante all’ingrosso alle medesime condizioni di mercato ma non hanno la capacità finanziaria per sostenere tariffe ribassate.
- Federconsumatori scettica: Duro il commento dell’associazione dei consumatori, che pur prendendo atto dello sforzo rifiuta i toni celebrativi verso le compagnie energetiche. Secondo le stime dell’Osservatorio Nazionale, dall’inizio della recente crisi energetica gli automobilisti avrebbero subito sovrapprezzi medi calcolati in oltre 20 centesimi al litro sulla benzina e 19 centesimi sul gasolio.
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