FIRENZE – Clamori e forti polemiche accompagnano la deposizione in videoconferenza del boss mafioso di Brancaccio, Giuseppe Graviano, ascoltato come testimone davanti alla Corte d’Assise di Firenze nell’ambito del processo a carico dell’ex gelataio Salvatore Baiardo. Condannato all’ergastolo per le stragi del 1992-1993, Graviano ha risposto alle domande dei PM Leopoldo De Gregorio e Lorenzo Gestri, ricostruendo una serie di presunti rapporti economici e incontri avvenuti con Silvio Berlusconi tra la fine degli anni Sessanta e il 1993.
La ricostruzione dei presunti investimenti e gli incontri
Nel suo racconto, Graviano ha sostenuto che tra il 1969 e il 1970 suo nonno, Filippo Quartararo, un ricco commerciante ortofrutticolo di Palermo, avrebbe partecipato con altre persone a un investimento da 20 miliardi di lire in una società del Nord finanziata da un allora giovane Berlusconi, il quale vi avrebbe immesso 4-5 miliardi.
- La «scrittura privata»: Il boss ha affermato di essere venuto a conoscenza dell’operazione nel 1982, dopo la morte del padre (che non era interessato a tali investimenti), quando il nonno gli chiese di seguire la vicenda insieme al cugino Salvo. Graviano ha citato l’esistenza di una presunta documentazione privata recante la firma di Berlusconi. Alla domanda se fossero presenti i nomi di tutti gli investitori, ha risposto: «C’erano, ma non posso confermare bene», aggiungendo di non sapere dove sia finita la carta poiché della vicenda si occupava il cugino, ormai deceduto.
- Tre presunti incontri a Milano:
- 1982-1983: Il primo incontro sarebbe avvenuto insieme al nonno per presentargli Berlusconi.
- 1986: Un secondo incontro si sarebbe svolto durante la sua latitanza: «Berlusconi lo sapeva, ne parlavano tutti i giornali», ha dichiarato Graviano.
- Dicembre 1993: L’ultimo colloquio in un appartamento a Milano per «sistemare tutto» e fissare una data (febbraio 1994) per formalizzare i nomi dei soci.
- Il nodo dei flussi finanziari: Graviano ha ammesso di non aver mai percepito personalmente proventi, sostenendo però che parte del denaro sarebbe stata restituita da Berlusconi al cugino Salvatore per gli investimenti del nonno. I PM hanno inoltre richiamato una cifra di 125 milioni di lire collegata alle disponibilità economiche utilizzate durante la latitanza del boss.
Smentite, «non ricordo» e le accuse a Baiardo
La deposizione, costellata da diversi «non ricordo» su date, persone e dettagli esatti, ha registrato nette smentite da parte di Graviano su vari punti investigativi:
- Nessun legame con Dell’Utri e Messina Denaro: Graviano ha dichiarato di non aver mai conosciuto Marcello Dell’Utri (smentendo le affermazioni del collaboratore Giovanni Brusca) e di non aver mai avuto rapporti con Matteo Messina Denaro.
- Smentite su foto e orologi: Ha definito falsa la ricostruzione di una foto che lo ritrarrebbe con Berlusconi e il generale Francesco Delfino (da lui non conosciuto) e ha negato di aver mai visto un orologio da 500 milioni al polso di Berlusconi.
- Le stoccate a Baiardo: Riferendosi alle apparizioni mediatiche dell’imputato, Graviano ha accusato l’ex gelataio di aver detto «molte bugie in televisione». Baiardo, secondo quanto emerso, si sarebbe occupato di gestire la latitanza del boss tra Piemonte e Lombardia negli anni ’90 (con l’alias di Francesco Mazzola), curando affitti e l’acquisto di appartamenti.
La dura reazione di Marina Berlusconi e di Forza Italia
Le affermazioni di Graviano hanno sollevato l’immediata e sdegnata reazione dei vertici di Forza Italia e della famiglia Berlusconi.
- Marina Berlusconi, presidente di Fininvest, ha espresso una condanna durissima:«Un feroce boss si è travestito da PM per rilanciare le sue infami accuse senza il minimo contraddittorio… Questo è il processo contro Baiardo: un monumento all’ipocrisia giudiziaria e uno scempio alle regole dello Stato di diritto». La figlia del Cavaliere ha denunciato come il dibattimento si sia trasformato in un «processo surrettizio» volto a colpire la memoria di Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri.
- Antonio Tajani, Vicepremier e segretario di Forza Italia, si è detto «indignato» per accuse formulate in assenza di contraddittorio, definendo l’accaduto come un accanimento che travalica persino la morte.
I prossimi sviluppi
Il dibattimento fiorentino rientra nel più ampio quadro di accertamenti sui flussi finanziari originari e sulle coperture della latitanza dei Graviano. Mentre i consulenti confermano aumenti di capitale in Fininvest a partire dagli anni Settanta, resta aperto il nodo sull’attendibilità delle dichiarazioni di Graviano, che potrebbe essere ascoltato anche a Caltanissetta nei procedimenti collegati.
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