PALERMO – Il decreto di archiviazione firmato dal giudice per le indagini preliminari di Caltanissetta, Santi Bologna, sull’inchiesta riguardante il dossier “mafia e appalti”, fa esplodere uno scontro politico senza precedenti. Al centro delle polemiche si trova l’ex magistrato e oggi senatore del Movimento 5 Stelle Roberto Scarpinato. Il Gip ha infatti definito «depistante» l’attività svolta da Scarpinato in merito ad alcune interlocuzioni con il collega Gioacchino Natoli, scatenando la dura reazione della maggioranza di centrodestra che ne chiede le dimissioni immediate dalla Commissione parlamentare Antimafia.
La replica di Scarpinato: «Accuse false, le stragi non furono solo di mafia»
Roberto Scarpinato respinge categoricamente le accuse, giudicando «gravemente falsa e a sua volta depistante» la ricostruzione del Gip Bologna. Il parlamentare chiarisce che il suo intento nell’esortare Natoli a testimoniare in Antimafia era solo quello di far riferire una circostanza vera: la riunione della Procura di Palermo del 14 luglio 1992 (alla quale assistette anche Paolo Borsellino) in cui il magistrato Guido Lo Forte espose la parziale e temporanea archiviazione del fascicolo mafia-appalti.
Scarpinato denuncia di essere stato vittima di «bullismo politico» e contesta la gestione delle intercettazioni usate contro di lui senza alcuna autorizzazione del Senato:
«Sono stato intercettato per 33 volte e mi è stato persino negato il diritto di essere sentito dalla magistratura per dimostrare, documenti alla mano, la veridicità delle mie affermazioni. Il punto centrale è un altro: le stragi del 1992-93 non furono solo di mafia, ma coinvolsero mandanti e complici eccellenti esterni a Cosa Nostra. Con il provvedimento del Gip Bologna si dà manforte a chi vuole ridurre la causale delle stragi a mere questioni di appalti, castrando le indagini sui depistaggi finalizzati a coprire i livelli superiori. Non mi lascerò intimidire e continuerò a cercare la verità.»
Il M5S fa quadrato: «Vile propaganda, i depistaggi sono altrove»
Accanto al senatore si schierano compatti i parlamentari pentastellati della Commissione Antimafia (Stefania Ascari, Anna Bilotti, Federico Cafiero De Raho, Michele Gubitosa e Luigi Nave) e la delegazione europea:
- I rappresentanti in Antimafia ribadiscono che sollecitare un testimone a dire il vero in una sede istituzionale non costituisce depistaggio. Ricordano inoltre che la Gip di Caltanissetta Graziella Luparello ha criticato l’ipotesi “mafia-appalti” definendola affetta da «severa miopia e approccio mistico e dogmatico», disponendo 43 nuove indagini sui mandanti occulti e sulla pista eversiva.
- Giuseppe Antoci (eurodeputato M5S) esprime solidarietà parlando di «vile propaganda della destra che usa la giustizia come clava. Screditare un uomo di Stato che per 40 anni è stato in prima linea nella lotta alla mafia è un’offesa a tutte le Istituzioni».
L’attacco del centrodestra: «Incompatibile con la Commissione, faccia un passo indietro»
Dalla maggioranza di governo arrivano invece pesanti richieste di dimissioni:
- Raoul Russo (FdI): Il capogruppo di Fratelli d’Italia in Antimafia solleva un problema di opportunità e conflitto di interessi. «Il provvedimento contiene valutazioni pesantissime. Scarpinato faccia un passo indietro dalla Commissione così da poter essere audito e dare le risposte necessarie agli italiani».
- Giovanni Donzelli (FdI): Il deputato e responsabile organizzazione di FdI affida il suo affondo ai social: «Chi depista su Borsellino è indegno di stare in Parlamento e ancora peggio in Antimafia».
- Maurizio Gasparri (FI): Il senatore di Forza Italia definisce la difesa di Scarpinato «imbarazzante». Gasparri sottolinea come l’archiviazione smantelli «teorie infondate su coinvolgimenti di natura politica nelle stragi» e aggiunge che chi deve essere interrogato non può ergersi a giudice di se stesso.
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