Dopo la decisione del Tribunale del Lavoro sul ricorso di Sigfrido Ranucci, gli inviati del programma d’inchiesta di Rai3 chiariscono la loro posizione con una nota unitaria: «Nessuna spaccatura interna, risponderemo alle polemiche continuando a fare inchieste».
ROMA – All’indomani del pronunciamento del Tribunale del Lavoro di Roma — che ha respinto il ricorso d’urgenza presentato da Sigfrido Ranucci contro la sua rimozione dalla conduzione di Report —, la redazione del noto programma d’inchiesta di Rai3 prende ufficialmente parola per fare chiarezza sul clima interno e smentire le indiscrezioni uscite negli ultimi mesi.
In una nota diffusa congiuntamente, il gruppo di giornalisti e inviati ha smentito con decisione le voci di presunte fratture interne o sfiducie nei confronti del giornalista e conduttore:
«Nessuno di noi ha mai sfiduciato Sigfrido, né ha mai chiesto la sua rimozione», chiarisce la squadra. «In questi mesi è stata alimentata la narrazione di una redazione spaccata, divisa tra traditori e collaborazionisti. Non è così. Con l’ordinanza del Tribunale di Roma si chiude una vicenda che per tutti noi è stata dolorosa.»
La ricostruzione delle proposte interne
Nella nota, gli inviati ricostruiscono i passaggi organizzativi discussi nei mesi scorsi all’interno della struttura redazionale. Già nel mese di giugno la squadra degli inviati aveva avanzato l’ipotesi di affiancare due coautori a Ranucci nella gestione della trasmissione. Successivamente, a luglio, è stata approvata in assemblea quasi all’unanimità una proposta più strutturata che prevedeva due coautori al suo fianco e un coordinamento della redazione.
«Lo scopo era uno solo: non lasciarlo solo nel momento più difficile e mettere in prima linea la squadra, a protezione del programma», spiegano i giornalisti. «Quella proposta non è stata accolta e forse non è stata compresa. Ma nessuno di noi ha mai chiesto l’allontanamento di Sigfrido.»
«Report non prende ordini dalla politica»
Nel testo viene ribadita con forza l’indipendenza editoriale della trasmissione rispetto al dibattito politico e alle decisioni verticistiche dell’azienda, che ha scelto di procedere con il cambio alla conduzione.
«Le decisioni sulla conduzione le ha prese l’azienda e ci siamo battuti perché non fosse minacciata l’autonomia e l’indipendenza del nostro lavoro», si legge nel comunicato. «Report non prende ordini dalla politica, né da chi ha chiesto di cambiarlo né da chi lo difende. Non è influenzabile da poteri più o meno forti né da gruppi di interesse. È sempre stato un lavoro collettivo e continuerà a esserlo.»
La nota si chiude con un impegno nei confronti del pubblico e della tradizione giornalistica della testata: «Alle polemiche risponderemo come abbiamo sempre fatto: con le inchieste.»
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