Siamo ormai giunti quasi a metà della consiliatura guidata dal Sindaco Walter Tesauro.
Nel dibattito politico e amministrativo cittadino, la narrazione ufficiale continua a fare appello alla pazienza: si ripete spesso che la macchina burocratica richiede tempo, che si sta «seminando» e che i frutti del lavoro di pianificazione arriveranno nei tempi dovuti.
Tuttavia, ad osservare oggi lo stato della città, la sensazione diffusa tra i nisseni è assai più complessa, tra disillusione, rassegnazione e stanchezza.
Da un lato ci sono i soliti fedelissimi del palazzo che, non appena scorgono un piccolo ed esile germoglio, si affrettano a gridare al miracolo celebrandolo come una svolta epocale; dall’altro c’è la fascia degli attendisti, quelli che preferiscono sospendere il giudizio e aspettare passivamente che il tempo faccia il suo corso.
E poi ci sono tutti gli altri: cittadini attenti che, guardando l’immensa distesa del campo cittadino, vedono soltanto quel timido e isolato germoglio, una conquista troppo piccola e insignificante a fronte di una semina che pare essere stata fatta con palese incertezza, poca cura e un’evidente mancanza di visione d’insieme.
A fronte di un programma elettorale denso di 13 obiettivi strategici, pensati per rilanciare la città sotto i profili del centro storico, dello sviluppo economico, della sanità e dei servizi ai giovani, i risultati concreti faticano ad emergere in maniera percepibile:
Centro storico e tessuto commerciale: Nonostante le intenzioni di ripopolare il cuore della città, incentivare la riapertura dei locali commerciali sfitti e rilanciare i mercati tradizionali come la “Strata Foglia”, il centro di Caltanissetta continua a soffrire di un progressivo e drammatico spopolamento. Le misure di sostegno fiscale e le politiche di decoro urbano stentano a tradursi in realtà, mentre è letteralmente finito nell’ombra il tanto decantato bando per le PMI nel Centro Storico, che avrebbe dovuto sostenere il commercio locale.
Nemmeno le recenti notizie, come l’investimento da 1,35 milioni di euro (fondi PNRR) per trasferire la nuova sede del Centro per l’Impiego in un immobile di c.so Umberto, nel cuore del centro storico, dove fino a poco tempo fa sorgeva un istituto bancario, riescono a spostare l’asse del giudizio complessivo.
Mentre la Giunta si spende in trionfalistici comunicati stampa parlando di “vitalità” e “risposte concrete”, la realtà è che un ufficio pubblico non basta a salvare un centro commerciale moribondo.
Tuttavia, per quanto si celebri l’arrivo di utenti e il recupero della struttura, si tratta pur sempre di un singolo germoglio nel deserto.
Rispetto a quanto promesso e sbandierato in campagna elettorale, la realtà di oggi, anche alla luce di quest’ultima novità, rimane drammaticamente “troppo poco”.
Università e Sanità: Rispetto ai due grandi “volani” dello sviluppo cittadino, la sanità e l’università, se da un lato si registrano timidissimi passi e discussioni sull’ampliamento dei corsi universitari e sulla potenziale Azienda Ospedaliera Universitaria, dall’altro restano i nodi irrisolti legati all’idoneità delle strutture logistiche e ai costi di gestione degli affitti comunali. Su questo fronte, tra l’altro, era stato a più riprese annunciato che il Consorzio Universitario non avrebbe più dovuto sostenere il peso degli affitti per i locali messi a disposizione, ma la questione rimane ad oggi irrisolta.
Altri emblematici casi sono l’acquisto dell’immobile della ex Banca d’Italia e la mensa universitaria, che fine hanno fatto?
Rifiuti e decoro: La gestione quotidiana del decoro urbano e delle manutenzioni ordinarie, strade e ville, suscita ancora molteplici lamentele tra i quartieri centrali e le periferie.
In politica si sa quando si annaspa si chiede tempo per far maturare i progetti complessi, ma la credibilità di una pianificazione si misura dalla sostanza degli interventi.
Quando il tempo passa e le criticità storiche della città, dall’emigrazione giovanile alla crisi del commercio locale, rimangono pressoché inalterate, se non addirittura peggiorano, il rischio è che la tesi del “seminato” si trasformi in una mera giustificazione per la stasi amministrativa.
Anche perché spesso si ha la netta sensazione di una giunta a rimorchio dei social, un’amministrazione che rincorre le segnalazioni per tamponare anziché programmare, vedasi derattizzazione.
Caltanissetta non ha bisogno di ulteriori annunci o di un “libro dei sogni”, ma di un’accelerazione decisiva sulle cose effettivamente da fare: risposte chiare, cantieri reali per la rigenerazione urbana e strategie efficaci per rendere la città viva e attrattiva.
Vedremo se le altre solenni annunciazioni, dall’acquisizione della ex Banca d’Italia ai progetti su atenei e sanità appunto, alla fine sbocceranno davvero o rimarranno inesorabilmente in un campo “arido”.
A metà mandato il bilancio è impietoso: troppi annunci sulla carta, zero frutti in città. Se la Giunta non cambia passo immediatamente, magari sostituendo qualche “pedina” che non ha portato la freschezza sperata, più che un buon raccolto rischia di lasciarci l’ennesimo deserto: certi vecchi e nuovi “innesti”, anziché far germogliare il campo, rischiano soltanto di far seccare definitivamente la pianta. Ad Maiora

Foto IA
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