Come abbiamo raccontato ieri in questo articolo, il tema della trasparenza e dei costi legati alle attività delle commissioni consiliari a Palazzo del Carmine continua a far discutere.
Ma per comprendere a fondo le radici di questo stallo, occorre fare un passo indietro e riavvolgere il nastro di una vicenda che parte da lontano e che vede al centro un’ennesima occasione mancata per la città.
Già il 9 maggio 2023, l’allora consigliere comunale Michele D’Oro presentava infatti con entusiasmo una proposta che avrebbe dovuto segnare una svolta tecnologica per le sedute consiliari:
«Un bel passo in avanti per lo svolgimento delle attività consiliari al Comune di Caltanissetta. Utilizzato da oggi un sistema integrato che consente di gestire, con le stesse modalità e funzioni del consiglio comunale ad eccezione della diretta video, le sedute delle commissioni consiliari. Ogni commissione consiliare avrà in uso un tablet/chromebook collegato con microfono ambientale ad alta sensibilità e altoparlante per eventuale riascolto della registrazione. Il sistema di gestione delle sedute consiliari produrrà, in modo del tutto automatico, come risultato finale della seduta, una registrazione in formato MP3 della stessa ed un verbale della seduta, su schema tipo, con trascrizione non revisionata degli interventi. Sia il file MP3 che il verbale saranno indicizzati con le stesse modalità previste per le sedute di consiglio comunale.»
L’ostruzionismo e l’occasione perduta
Quella che all’epoca veniva prospettata come una soluzione innovativa si è rivelata, nei fatti, una proposta mai andata a buon fine.
Come ricordava lo stesso ex consigliere, la dotazione tecnologica a disposizione comprendeva praticamente tutto, eccezion fatta per la videocamera per la diretta, e avrebbe consentito di ottenere quasi in tempo reale sia i verbali delle sedute che la registrazione audio integrale in MP3. Già prima di allora, il gruppo consiliare del Movimento 5 Stelle aveva tentato di spingere e far adottare questo preciso sistema a Palazzo del Carmine, scontrandosi però con una sorta di ostruzionismo che non permise mai alla procedura di prendere quota e decollare.
Il vero ostacolo, ieri come oggi, risiede nella cornice normativa locale: per rendere obbligatoria e sistematica la trasparenza delle commissioni attraverso questi strumenti, occorrerebbe approvare apposite modifiche al Regolamento comunale.
Ricordiamo che le modifiche al regolamento spettano esclusivamente al Consiglio Comunale; la proposta di modifica può partire dai consiglieri, dalla commissione competente o dalla Giunta, ma la discussione e l’approvazione finale richiedono il voto della maggioranza dei consiglieri comunali in carica, ma visto quanto successo dopo difficilmente questo potrebbe accadere.
Il paradosso della politica nissena sta proprio qui: a dover introdurre tali regole di controllo dovrebbero essere quegli stessi consiglieri che si sono aumentati il gettone di presenza nel gennaio 2025. Amministratori che, con ogni probabilità, non hanno alcun interesse o volontà politica di farsi “controllare”, in passato alcuni si sono parecchio lamentati per il fatto che si andavano a “guardare” i verbali, come se non fosse un diritto dei cittadini, ma tutto ciò renderebbe il loro operato nelle commissioni completamente tracciabile, trasparente ed accessibile ai cittadini.
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