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Caltanissetta 401 > News > Cronaca > Taglio delle accise sui carburanti: cosa può fare realmente il Governo italiano e cosa dice davvero l’UE?
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Taglio delle accise sui carburanti: cosa può fare realmente il Governo italiano e cosa dice davvero l’UE?

Autore: Redazione Visualizzazioni: 129 Tempo di lettura: 5 Pubblicato il: 20/10/2026 10:12
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Nei dibattiti politici e sui social network si sente spesso dire che l’Italia «non può abbassare le accise sui carburanti perché la decisione spetta a Bruxelles». Al tempo stesso, c’è chi sostiene che un Governo possa azzerarle con un semplice tratto di penna.

Contents
1. Il confronto con l’UE: quanto incassa oggi l’Italia sui carburanti2. Il vero ostacolo: la copertura finanziaria e il deficit3. Gli strumenti a disposizione dell’esecutivoPromesse da campagna elettorale e realtà di governo: il nodo dell’«azzeramento»

La realtà giuridica ed economica sta nel mezzo: il Governo italiano ha il pieno potere di ridurre le accise sui carburanti, ma deve farlo rispettando i vincoli di bilancio nazionali e comunitari, non certo una presunta “autorizzazione preventiva” di Bruxelles sulle aliquote.

Ecco cosa può fare concretamente l’esecutivo e quali sono i veri numeri e limiti della sua azione.

1. Il confronto con l’UE: quanto incassa oggi l’Italia sui carburanti

L’Unione Europea fissa tramite la Direttiva 2003/96/CE solo le aliquote minime di tassazione energetica. I tetti minimi richiesti da Bruxelles sono:

  • Benzina: 0,359 €/litro
  • Gasolio: 0,330 €/litro

Quanto preleva oggi l’Italia?

In seguito al riallineamento delle accise tra i due carburanti, il prelievo fisso dello Stato italiano si attesta oggi a 0,6729 € al litro sia per la benzina che per il gasolio.

A questo importo fissa va aggiunta l’IVA al 22%, che per legge viene applicata anche sull’accisa stessa (la cosiddetta “tassa sulla tassa”). L’impatto fiscale totale della sola quota accisa arriva così a circa 0,82 € al litro.

Cosa significa in pratica?

L’Italia applica una tassazione quasi doppia rispetto al minimo europeo. Di conseguenza, il Governo ha un ampio margine di manovra autonomo per ridurre le accise fino a 0,359 €/litro sulla benzina e 0,330 €/litro sul diesel, senza dover chiedere alcun permesso a Bruxelles. È quanto accaduto, ad esempio, con i decreti d’urgenza approvati dal Governo Draghi nel 2022.

2. Il vero ostacolo: la copertura finanziaria e il deficit

Se l’UE non vieta il taglio, cos’è che frena un Governo dal ridurre la tassazione sul carburante? La risposta è semplice: il costo economico enorme per le casse dello Stato.

Le accise sui carburanti garantiscono ogni anno oltre 20 miliardi di euro di entrate fiscali.

  • Costo dei tagli: Ridurre l’accisa anche solo di 10-15 centesimi al litro costa tra i 5 e i 6 miliardi di euro all’anno.
  • L’impatto sul deficit: Se uno Stato riduce un’entrata senza compensarla con altre tasse o con tagli alla spesa pubblica, il deficit aumenta direttamente.
  • Il ruolo del Patto di Stabilità UE: L’Unione Europea non interviene sulla facoltà dello Stato di modificare l’accisa, ma monitora il rispetto dei vincoli di finanza pubblica (deficit e debito). Sforare i tetti di spesa senza coperture solide espone l’Italia a sanzioni e procedure per deficit eccessivo.

3. Gli strumenti a disposizione dell’esecutivo

Il Governo italiano possiede strumenti giuridici ed economici per intervenire alla pompa:

  1. Decreti-Legge d’urgenza: Provvedimenti temporanei che riducono direttamente le aliquote, subordinati alla disponibilità di coperture finanziarie di bilancio.
  2. L’«Accisa Mobile»: Prevista dalla legge finanziaria 244/2007, consente di impiegare l’eventuale extragettito IVA (gli incassi IVA aggiuntivi incamerati dallo Stato quando il prezzo del petrolio s’impenna) per finanziare una pari riduzione dell’accisa, mantenendo inalterato il gettito complessivo dello Stato.
  3. Rimodulazione delle aliquote: Interventi di compensazione interna tra tipologie di carburante o riduzione dei sussidi ambientali.

Promesse da campagna elettorale e realtà di governo: il nodo dell’«azzeramento»

Nel dibattito sulle accise resta viva la memoria delle battaglie politiche condotte dagli attuali leader della maggioranza. Quando erano all’opposizione, sia Giorgia Meloni che Matteo Salvini hanno ripetutamente fatto dell’azzeramento (o drastico taglio) delle accise uno dei loro principali cavalli di battaglia elettorali, spesso documentato in famosi video girati presso le stazioni di rifornimento.

Una volta approdati al Governo, la prova dei conti pubblici ha dimostrato l’insostenibilità di quelle promesse: azzerare completamente le accise significherebbe rinunciare a circa 20 miliardi di euro all’anno, una voragine nei conti dello Stato che richiederebbe tagli drastici in altri settori.

In conclusione, la vera domanda che ogni esecutivo deve porsi prima di agire non è “Ci darà il permesso l’UE?”, ma “Quali risorse siamo disposti a sacrificare per coprire il taglio della tassazione sul carburante?”

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