Le recenti dichiarazioni del Ministro degli Esteri Antonio Tajani («Non siamo mai stati trumpiani. Neanche Meloni è una MAGA… noi siamo conservatori. Io? Sono berlusconiano») hanno riaperto un vivace dibattito nel panorama politico italiano. Le sue parole, volte a smussare i contorni ideologici della maggioranza di governo, stridono in modo evidente con l’archivio storico delle prese di posizione dei principali leader del centrodestra e dell’attuale esecutivo.
Pur con sfumature differenti tra le varie componenti della coalizione, la vicinanza ideologica e il sostegno esplicito al movimento MAGA (Make America Great Again) e alla figura di Donald Trump sono stati tratti distintivi costanti della retorica della destra italiana negli ultimi anni.
Giorgia Meloni e Fratelli d’Italia: dal CPAC alla realpolitik di palazzo
La Presidente del Consiglio ha a lungo rivendicato una vicinanza ideale sia a Trump sia all’ecosistema del conservatorismo americano e sovranista:
- La partecipazione alle convention MAGA (CPAC): Meloni è stata per anni l’unica leader di rilievo italiana ospite fissa del CPAC (Conservative Political Action Conference), la convention simbolo della galassia trumpiana. In diversi interventi ha elogiato il modello politico del movimento: «Le nostre idee sono vincenti. Dio, patria, famiglia nei discorsi di Trump sono valori concreti».
- L’intesa con Steve Bannon (2018-2019): Alla fine del 2018, la leader di FdI annunciò la volontà di aderire formalmente a The Movement, la rete internazionale dei movimenti populisti e sovranisti ideata da Steve Bannon, ex stratega della Casa Bianca di Trump.
- La difesa contro le “Big Tech” (2021): A seguito dell’assalto a Capitol Hill e del conseguente blocco dei profili social di Trump, Meloni si schierò apertamente con il tycoon, definendo l’azione delle piattaforme come «censura orwelliana» e sposando la tesi della persecuzione contro l’establishment.
- Lo scambio di attestati con Trump e la proposta del Nobel: Il tycoon ha più volte elogiato pubblicamente Giorgia Meloni definendola «una fonte d’ispirazione», con la replica diretta della premier «Molto gentile, amico mio!». Inoltre, in passato, Meloni espresse l’auspicio che a Trump venisse assegnato il Premio Nobel per la Pace per gli Accordi di Abramo in Medio Oriente.
- La svolta istituzionale: Da quando è alla guida del Governo, la premier ha virato su una linea di stretta lealtà transatlantica istituzionale a prescindere dall’inquilino della Casa Bianca, pur mantenendo saldi i legami ideologici di fondo.
Matteo Salvini e la Lega: il tifo senza filtri
Se Meloni ha seguito una traiettoria più conservatrice-istituzionale, il vicepremier e segretario della Lega Matteo Salvini ha sempre ostentato un’adesione totale e priva di filtri al trumpismo:
- I gadget e i cappellini MAGA: Salvini ha fatto del merchandising trumpiano una vera e propria cifra di comunicazione politica, mettendosi in mostra più volte con il celebre cappellino rosso “Make America Great Again” in diretta tv, durante i comizi e sui social network.
- Sostegno incondizionato: Nel 2016 fu tra i primi leader europei a volare negli USA per accreditarsi al fianco di Trump, rivendicando la sua vittoria come «la rivincita del popolo contro le élite ed il sistema».
- Tifo aperto per la rielezione: Durante tutta la campagna presidenziale contro Joe Biden e negli anni successivi, Salvini ha continuato a sostenere le tesi del tycoon in materia di economia, gestione dei confini e sicurezza internazionale.
Antonio Tajani e Forza Italia: la difficile mediazione del PPE
La posizione di Antonio Tajani e di Forza Italia è storicamente legata all’alveo del Partito Popolare Europeo e all’atlantismo liberale di matrice berlusconiana.
Nel tentativo di accreditare il governo come interlocutore moderato a livello internazionale, Tajani ha cercato di archiviare l’etichetta di “trumpismo” per la coalizione. La sua presa di distanza ha però provocato l’immediata reazione delle opposizioni, che gli hanno rinfacciato foto di repertorio in cui sorrideva mostrando e tenendo in mano i gadget del movimento MAGA durante eventi politici negli Stati Uniti.
Sergio Cirlinci
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