A distanza di circa dieci mesi da quel tanto pubblicizzato taglio del nastro, il presidio di sicurezza e osservazione del centro storico di Caltanissetta torna a far parlare di sé, ma questa volta non per un comunicato stampa ufficiale.
Un nostro lettore, ricordando un nostro articolo del 23/12/2025, ci ha contattati per farci presente una realtà ben diversa da quella raccontata nei giorni delle celebrazioni ufficiali, allegando anche una foto, scattata stamattina, del chiosco di c.so Vittorio Emanuele desolatamente serrato.

Per comprendere il punto di vista del cittadino, occorre fare un passo indietro.
Il presidio sorge nello storico chiosco (ex edicola) di c.so Vittorio Emanuele, riqualificato e affidato all’Associazione Nazionale Polizia di Stato (ANPS) e all’Associazione Nazionale Carabinieri (ANC).
Al momento dell’inaugurazione, l’iniziativa era stata presentata dalle autorità comunali come un tassello fondamentale e una risposta concreta alle criticità della zona. Un progetto di cittadinanza attiva pensato per:
- Incrementare la percezione di sicurezza tra i residenti e gli esercenti del centro.
- Garantire ascolto, supporto e accoglienza per le fasce di popolazione più fragili.
- Offrire un punto di osservazione costante e di raccordo con le forze dell’ordine territoriali.
L’auspicio dichiarato dall’amministrazione era quello di inserire questo presidio fisso all’interno di una visione strategica più ampia, finalizzata a riportare il centro storico ai natali e agli splendori di un tempo.
La segnalazione del lettore: «La sicurezza non serve a intermittenza»
Nonostante le premesse di rilancio, il lettore ci segnala come, nella vita quotidiana della città, la struttura sia rimasta quasi sistematicamente chiusa.
«Sostengo di averlo sempre visto chiuso. Qualcuno mi riferisce che ogni tanto, raramente, le ante si aprono e la luce si accende, ma il punto cruciale è un altro: la sicurezza non è un servizio che serve ‘una volta ogni tanto’. Serve sempre, altrimenti perde qualunque utilità. E poi si lamentano se la gente muove critiche»
Il ragionamento del lettore mette in luce un tema cruciale: la continuità.
Un presidio fisico concepito per rassicurare la cittadinanza ed essere punto di riferimento perde la sua efficacia simbolica e pratica nel momento in cui appare immutabile e deserto, finendo per trasformarsi nell’ennesimo elemento d’arredo urbano inutilizzato.
Il cittadino conclude la sua nota con un riferimento molto attuale, tra il serio e l’amaro sarcasmo, chiedendosi provocatoriamente se la presenza del chiosco chiuso non sia per caso pensata più come un’installazione simbolica che come un servizio reale e costante per il quartiere e si chiede come reagirebbe il Social Media Manager dell’amministrazione, davanti a una critica di questo genere, ben circostanziata e sostenuta dall’esperienza sul campo dei residenti?
Se ci mettessimo nei panni di chi gestisce la comunicazione istituzionale sui social, la risposta per “smorzare i toni” suonerebbe probabilmente così:
«Grazie per la segnalazione! Ricordiamo che il chiosco nasce come presidio di osservazione affidato al prezioso supporto dei volontari di ANPS e ANC, le cui attività si svolgono in affiancamento e su base volontaria, non trattandosi di un presidio operativo h24. Le aperture avvengono in base alle disponibilità dei volontari e alla programmazione di eventi. Accogliamo la sollecitazione per migliorare il calendario di presenza sul territorio!»
Una risposta formale perfetta per “gestire il commento”, ma che lascerebbe comunque aperto il nodo sollevato dal lettore: se un presidio nasce per dare continuità e sicurezza al centro storico, affidarsi a presenze sporadiche rischia di vanificare le premesse dell’inaugurazione.
Ci teniamo a precisare che la critica sollevata dal lettore non intende in alcun modo sminuire il valore del lavoro svolto dalle associazioni di volontariato coinvolte. A donne e uomini dell’ANPS e dell’ANC va infatti riconosciuto un ringraziamento sincero per il tempo, la dedizione e l’impegno che mettono a disposizione della comunità a titolo puramente volontario. Il tema non riguarda affatto la buona volontà dei singoli, bensì la sostenibilità organizzativa di un presidio e il richiamo ai soli proclami e annunci dell’amministrazione comunale che, per garantire un servizio realmente continuo ed efficace, dovrebbe assicurare una programmazione adeguata senza limitarsi al solo momento della passerella inaugurale.
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