Un quadro in chiaroscuro emerge dall’ultimo bollettino Agenas. Crescono le prenotazioni e aumentano gli appuntamenti rispettati, ma permangono profonde disparità regionali e una vasta platea di cittadini ancora in attesa di risposta.
Il sistema sanitario pubblico italiano mostra qualche segnale di progresso sul fronte delle liste d’attesa, ma la strada per garantire un accesso tempestivo e uniforme alle cure è ancora lunga. È quanto si evince dall’ultimo Bollettino Agenas, elaborato sui dati della Piattaforma nazionale liste di attesa e aggiornato al 30 settembre 2026.
I dati in crescita: più prenotazioni e più appuntamenti nei tempi
Nei primi nove mesi del 2026, il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) ha registrato un incremento generale dei volumi: le prenotazioni complessive sono salite a 21,8 milioni, rispetto ai 19,7 milioni dello stesso periodo del 2025, segnando un aumento del 10%.
Questo incremento si è accompagnato a una maggiore capacità di risposta entro i termini di garanzia stabiliti, con oltre 2 milioni di appuntamenti in più rispettati rispetto all’anno precedente:
- Prime visite specialistiche: la percentuale di rispetto dei tempi è passata dal 76,9% al 78,6%.
- Esami diagnostici: la percentuale è salita dall’83,3% all’85%.
Le ombre: milioni di prestazioni ancora “fuori soglia”
Nonostante i progressi percentuali, il problema strutturale rimane imponente. A pesare sul bilancio è la mole di prestazioni che continua a rimanere fuori soglia, cioè erogata oltre i tempi massimi raccomandati o non ancora evasa nei termini previsti: parliamo di circa 4 milioni di prestazioni che restano escluse dai parametri di garanzia.
A ciò si aggiunge una persistente e marcata disuguaglianza territoriale: l’efficienza dei servizi e i tempi di attesa continuano a variare in modo drastico da una Regione all’altra, evidenziando una frammentazione cronica del diritto alla salute lungo lo Stivale.
I dati certificano che gli interventi messi in campo e l’aumento dei volumi di prenotazione stanno producendo qualche effetto positivo, ma la mole di milioni di prestazioni fuori soglia dimostra che la sanità pubblica non ha ancora risolto le criticità strutturali. Per i consumatori e i cittadini, il rischio concreto resta quello di dover ricorrere al privato a pagamento o di rinunciare alle cure necessarie.
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