Negli ultimi giorni si assiste a una narrazione non solo surreale, ma profondamente insultante.
Ogni qualvolta dai cittadini si solleva una voce critica, una perplessità o un grido d’allarme sullo stato della città, la risposta istituzionale e politica segue un copione stantio e di basso livello, scenica vittimizzazione, accusa sistematica verso chiunque non stia dalla loro parte e zero autocritica. Ma d’altra parte, perché sorprendersi? È il più consueto e deprimente classico della politica nazionale.
Accusare chi protesta di “non amare la città”, di “remare contro”, di “erodere la fiducia nei rappresentanti locali e decretare il declino del territorio” e perfino di “gioire se le cose vanno male” al solo scopo di coprire le proprie responsabilità e silenzi.
Si arriva persino a lanciare provocazioni e sfide a chi osa lamentarsi dello stallo politico sulla vicenda Policlinico.
Accuse indecenti, ribaltate ad arte, che rivelano un sintomo cronico: la memoria cortissima e di comodo, di una certa classe politica
Chi oggi punta il dito contro i cittadini dimentica, o fa finta di dimenticare, che se oggi torniamo a tremare e a parlarne, anche se ciò viene negato, del più che concreto rischio di perdere il Policlinico, è solo perché la nostra comunità ha assistito sbigottita alla vicina Enna esultare per un finanziamento milionario, sbandierato come il passo decisivo per l’assegnazione definitiva dello scippo sul proprio territorio.
A poco servono le rassicurazioni di chi prova a convincere i nisseni che Enna abbia “poco da esultare”: motivazioni deboli, le solite cose detta da anni, utili solo a mascherare un’ennesima e potenziale cocente sconfitta politca.
Ma soprattutto, chi oggi siede comodamente al governo della città finge di ignorare che il dibattito sul Policlinico non è nato nelle ovattate stanze dei palazzi, ma è stato acceso, alimentato e difeso da sempre, quasi esclusivamente, dalla cittadinanza attiva, quella ciò che in questi anni non ha smesso di chiedere a che punto si era.
I fatti parlano chiaro, e la storia non si cancella con dei tweet o slogan da campagna elettorale, perchè le elezioni si avvicina per tutti.
Ma considerata l’amnesia di alcuni, è giusto fare un breve rinfresco di memoria:
- Maggio 2022: l’affollata e partecipata Assemblea cittadina promossa per riaccendere i riflettori su un tema che la politica preferiva ignorare.
- 27 Febbraio 2023: un Consiglio comunale incandescente, durante il quale fu proprio un cittadino a far tremare l’aula citando quanto detto nel Consiglio comunale di Enna di qualche giorno prima, in cui si evidenziava come Caltanissetta rischiasse di fare una “brutta figura”, diciamola così, nel continuare a dare la partita per vinta.
- Marzo 2023: la straordinaria e imponente manifestazione studentesca, che ha visto i nostri giovani scendere in piazza a difesa del futuro universitario e sanitario del territorio. Video Caltanissetta Live
I cittadini nisseni hanno dimostrato con i fatti di scemdere in piazza e di essere pronti a fare le barricate per difendere la propria terra. La politica, al contrario, le barricate si è sempre limitata a evocarle, a parole, ben attenta però a non sporcarsi le scarpe.
Per questo, a chi oggi critica i cittadini o peggio sfida la cittadinanza invitandola a “mettersi in prima fila” qualora ce ne fosse bisogno, i cittadini rispondono senza mezzi termini: i cittadini in prima fila ci sono sempre stati e sempre ci saranno, spesso per coprire il vuoto cosmico della politica.
Semmai, oggi spetterebbe a chi governa dimostrare di saper guidare la battaglia nelle sedi opportune, organizzando, nel caso, la protesta nei fatti anziché con i proclami. Nella speranza che, questa volta, trovandosi comodamente a capo dell’amministrazione, sentano davvero il dovere morale e politico di metterci la faccia, lasciandosi alle spalle le ingloriose giustificazioni del passato.
Riecheggia ancora nell’aula consiliare e fa male alla memoria collettiva ricordare quando, a chi faceva notare l’assenza imbarazzante nelle piazze di molti di loro, si rispondeva con un gelido e arrogante: “Non eravamo mica obbligati a partecipare”.
I cittadini, a differenza loro, hanno partecipato e ribadiscono che ci saranno sempre, a prescindere da chi governa la città.
All’epoca, molti preferivano restare a guardare, liquidando ogni campanello d’allarme con la comoda favoletta che il Policlinico a Caltanissetta fosse “cosa fatta”, fidandosi di quanto riferito e promesso dal Presidente della Regione. Una miopia politica pagata oggi a caro prezzo.
La cittadinanza non rema contro e non tifa per il disastro: pretende semplicemente rispetto, trasparenza e azioni non dettate dall’urgenza.
Chi governa la città farebbe bene a smetterla con questo vittimismo e con questi attacchi di basso profilo, sappia apprezzare e distinguere l’amore per il territorio dal cieco conformismo, e a ricordare una volta per tutte che la mobilitazione popolare non è un fastidioso attacco politico, ma l’unico, vero baluardo rimasto a difesa del nostro futuro. Ad Maiora
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