La nascita del nuovo gruppo parlamentare all’Assemblea Regionale Siciliana — frutto dell’intesa tra esponenti di Noi Moderati, Democrazia Cristiana e Udc — apre un nuovo fronte di scontro politico e giudiziario. A far scoppiare il caso è il logo scelto per la comunicazione ufficiale della nuova formazione: uno scudo crociato con la scritta “LIBERTAS” al centro e la dicitura “Democrazia Cristiana” nella fascia inferiore.
Un contrassegno difforme da quello ufficiale del partito e che ha fatto subito scattare le contromisure dei vertici nazionali.
La contestazione sul simbolo difforme
Tra i promotori dell’iniziativa all’Ars figura l’onorevole Carmelo Pace, che rivendica il ruolo di segretario nazionale della DC. Tuttavia, l’adozione di un emblema non conforme a quello tradizionale ha sollevato forti interrogativi circa la sua legittimità formale e politica.
Secondo quanto ricostruito, il prof. avv. Gianpiero Samorì — anch’egli al centro della complessa contesa per la leadership nazionale del partito — avrebbe inviato una formale nota di richiamo ai deputati regionali democristiani. Nella comunicazione viene contestato l’uso improprio di un simbolo non ufficiale, evidenziando il rischio concreto di generare potenziale confusione tra gli elettori.
L’invito alla rettifica e il nodo del Tribunale di Roma
Nella nota indirizzata a Pace e ai parlamentari del gruppo, Samorì ha rivolto un preciso invito a rettificare e adeguare il logo, ribadendo con fermezza che non sarà tollerata l’utilizzazione della denominazione e dei segni distintivi della Democrazia Cristiana all’interno di simboli esposti o presentati senza titolo.
Qualora non si dovesse procedere a un immediato ripristino della regolarità, la battaglia si sposterà a livello legale. Il segretario attenderebbe infatti l’imminente pronuncia del Tribunale di Roma, fissata per il 24 novembre 2026, per avviare formalmente tutte le azioni cautelari e giudiziarie necessarie a tutela del marchio e della legalità del partito.
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