Non c’è pace all’interno di Forza Italia nel capoluogo nisseno
Quello che a inizio anno pareva un delicato riassestamento per gestire gli imprevedibili contraccolpi politici dell’inchiesta giudiziaria a carico dell’ex deputato regionale Michele Mancuso e del suo braccio destro Lorenzo Tricoli, si è rapidamente trasformato in una frattura sistemica. Un’escalation di veleni, defezioni consiliari, revoche di deleghe e prese di posizione al vetriolo sta mettendo a dura prova la tenuta politica della maggioranza guidata dal sindaco Walter Tesauro.
L’origine della spaccatura affonda le sue radici nell’avvio dell’anno, quando gli sviluppi dell’inchiesta della Procura di Caltanissetta, inerente a presunte irregolarità e alla gestione illegittima dei fondi pubblici regionali destinati a eventi e associazioni, hanno travolto il partito con le misure cautelari a carico di Mancuso e Tricoli.
Di fronte al clamore mediatico e alle pressanti richieste dell’opposizione, la reazione dell’amministrazione e della delegazione di Forza Italia in Giunta è stata netta: il sindaco Walter Tesauro, l’assessore Guido Delpopolo e l’assessore Calogero Adornetto avevano siglato una nota dai toni perentori. Una vera e propria «presa di distanze» formale dall’on. Mancuso, motivata dalla necessità di marcare una netta discontinuità etica e tutelare l’immagine dell’esecutivo cittadino.
Quella nota, tuttavia, non ha raccolto l’unanimità della compagine azzurra al governo della città. L’allora assessore Marcello Mirisola dichiarava che, pur prendendo atto del comunicato inviato dal Sindaco e dai colleghi assessori di Forza Italia e condividendone il contenuto nelle linee generali e nel richiamo alla legalità e alla correttezza dell’attività dell’Amministrazione, non riteneva di sottoscriverlo: sarebbe stato doveroso, a suo avviso, raccordarsi prima con il Segretario Regionale e coinvolgere nel documento l’intero Gruppo Consiliare di Forza Italia.
Un «no» che ha provocato una rottura immediata: il primo cittadino ha ritirato le deleghe assessoriali a Mirisola, estromettendolo dalla squadra di governo. Da quel momento, l’ex assessore si è trasformato in uno dei critici più spietati dell’amministrazione Tesauro, bersagliando la Giunta con continui attacchi frontali su presunte incoerenze, verticismi e manovre di palazzo.
A logorare ulteriormente e in maniera profonda i rapporti interni è stato poi l’ingresso in Giunta di Salvatore Licata, proprio al posto di Mirisola. Una nomina che ha sancito il contestuale passaggio dall’opposizione alla maggioranza dei due consiglieri di Orgoglio Nisseno, Vincenzo Cancelleri e Luigi Bellavia, che riconoscono proprio in Licata il loro leader. Un passaggio politicamente di peso, considerando che Licata era stato il candidato vicesindaco designato nella coalizione alternativa risultata poi sconfitta alle ultime elezioni amministrative. L’arrivo nell’esecutivo di un ex avversario ha inevitabilmente riacceso malumori e spaccature tra le diverse anime della compagine azzurra che sostiene il sindaco.
La crisi si è espansa rapidamente dalla Giunta al Consiglio comunale.
Il clima di scontro latente ha travolto anche la rappresentanza in Aula con l’uscita del consigliere Fabrizio Di Dio, che ha sbattuto la porta abbandonando Forza Italia per approdare al Gruppo Misto. Pur mantenendo ruoli istituzionali come la presidenza della II Commissione consiliare, l’addio di Di Dio ha reso evidenti i contraccolpi numerici e politici all’interno della compagine di maggioranza, aprendo una profonda ferita tra le fila azzurre.
A rendere la situazione ancora più critica per Forza Italia è stato un altro strappo di pesante rilievo politico: l’addio della consigliera Giusy Mosca, considerata fino a quel momento tra le più accanite ed energiche sostenitrici dell’area forzista all’interno dell’Aula consiliare, la Mosca ha ufficializzato il suo passaggio a Fratelli d’Italia. Un cambio di casacca che rappresenta un colpo durissimo per il partito di maggioranza, sia sul piano simbolico che su quello degli equilibri interni. Anche se ha dichiarato di voler continuare a sostenere la Giunta, l’uscita di una delle figure più combattive della compagine azzurra certifica visibilmente la profonda emorragia di consensi e di persone chiave attorno al progetto politico del sindaco Tesauro.
L’ultimo e forse più emblematico capitolo di questo caos si è consumato in questi giorni sul delicato tema del quarto Policlinico universitario e sui fondi destinati dalla Regione all’ASP di Enna.
Nel giro di poche ore sono circolate due note contrapposte, entrambe recanti la firma di Forza Italia.
La prima nota (senza firme esplicite), plaudeva ai finanziamenti destinati all’Università Kore di Enna, inserendo il provvedimento all’interno di una visione d’insieme del governo regionale
La seconda nota, pare sia un documento ufficiale, che tuttavia non possiamo affermare con certezza non essendoci stato recapitato, disconosceva seccamente la prima nota. In questa seconda nota gli amministratori nisseni avrebbero rivendicato con fermezza la centralità dell’ospedale “Sant’Elia”, del Consorzio Universitario Nisseno e dell’accordo con l’Ateneo di Palermo, bollando qualsiasi altra ricostruzione come lesiva per la città.
Il mistero del doppio comunicato ha evidenziato in maniera plastica il cortocircuito tutto interno a Forza Italia a Caltanissetta, e l’averlo ribadito in aula da parte dell’assessore Delpopolo lo certifica di fatto. Un fronte, quello dei comunicati, su cui il Partito Democratico ha affondato il colpo, denunciando una gestione politica cittadina molto deludente.
Oggi Forza Italia a Caltanissetta si ritrova innegabilmente divisa in due blocchi distinti: da un lato la linea d’amministrazione legata al sindaco Tesauro, impegnata a fare da argine istituzionale; dall’altro un’area dissidente, non dichiarata, e di ex appartenenti al partito pronti a dare battaglia. A questi si aggiungono gli autori, “anonimi ambasciatori”, del primo comunicato.
La vicenda del doppio comunicato e gli ultimi veleni di partito non costituiscono soltanto l’ennesimo capitolo di una resa dei conti interna, ma il sintomo conclamato di un cortocircuito politico e d’immagine che rischia di paralizzare l’azione amministrativa della città.
Se ancora qualcuno nutriva dubbi sulla gravità della spaccatura che attraversa Forza Italia in città e sull’ingerenza condizionante di alcuni componenti della Giunta, le dinamiche emerse durante l’ultimo Consiglio comunale hanno sgombrato il campo da ogni incertezza.
È ormai più che evidente il peso determinante, e non certo in chiave distensiva o positiva, che determinate figure assessoriali esercitano sull’indirizzo politico dell’esecutivo guidato dal sindaco Walter Tesauro.
Una presenza ingombrante che, ben lontana dal mediare o dal cercare una ricomposizione, non fa nulla per evitare tensioni, alimentando un continuo scontro frontale direttamente tra i banchi dell’Aula di Palazzo del Carmine.
In un momento cruciale per il futuro sanitario, universitario ed economico del capoluogo, la maggioranza si ritrova ad attraversare un vero e proprio mare in tempesta, ostaggio di veti incrociati e di una catena di comando palesemente sfilacciata.
Se il primo cittadino non riuscirà ad assumere con fermezza le redini della situazione, arginando l’intraprendenza conflittuale dei suoi stessi assessori e ponendo fine alle imboscate d’aula e di stampa, la sua amministrazione rischia di rimanere definitivamente travolta dalle macerie di una compagine azzurra frammentata.
Caltanissetta nella situazione in cui si trova oggi, non può permettersi una Giunta a scartamento ridotto: per Tesauro è arrivato il momento della verità, in cui la tenuta del governo cittadino passa inevitabilmente per il ripristino dell’ordine interno e per un’assunzione diretta di responsabilità. Ad Maiora
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