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Caltanissetta: Una città divisa dall’acqua, dagli “orti” e dai suoi “ortolani”

Last updated: 17/11/2024 8:17
By Sergio Cirlinci 268 Views 5 Min Read
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Non ci si lasci ingannare dalla prima parte del titolo, non si parla di una città divisa in due da un fiume, magari, ma dagli orti e dai suoi ortolani

Sono varie e concomitanti le cause che possono generare delle realtà degradate. Una su tutte, il silenzio, la rassegnazione dei cittadini e dalle presenza di orti e ortolani.

Ogni essere umano, ha, per propria indole, una più o meno spiccata propensione e volontà, che lo spingono a una continua ricerca di situazioni volte a migliorare le proprie condizioni di vita, sia che lo faccia con il proprio lavoro, ma anche con il proprio impegno, cercando di far crescere la realtà che lo circonda, senza la quale, solo il suo poco non sarebbe sufficiente.

Ecco perchè una comunità dovrebbe remare tutta coesa nel cercare di far crescere e migliorare quello che lo circonda.

Questo principio, nelle realtà dove viene messo in pratica, consente di star bene e meglio tutti.

Dove al contrario prevale l’egoismo e il non collaborare, crea danni agli altri e anche a se stessi.

Qualcuno pensa sia sufficiente coltivare il proprio orticello e quello di qualche amico per consentirgli una vita serena, agiata e tranquilla.

Ma, spiace dirlo, così non è.

Chi agisce in questa maniera, potrà anche godere dell’orticello, ma quando potrà durare ?

Certamente sarà avvantaggiato dall’avere per se “freschi prodotti” e darne qualche cassetta ai suoi più “fedeli” e “ossequiosi” amici da portare in tavola, ma prima o poi l’orto, per vari motivi, potrebbe non produrre più o a sufficienza per tutti e, qualora ciò accadesse, i “cari amici”, abituatisi bene, si renderebbero conto che la bella vita è finita e, per l’ortolano sarebbero cavolicchi di Bruxelles poco dolci.

Una città abituata ad avere i “padroni”, vive sempre alle sue dipendenze, attaccando “u sceccu unni voli u patruni” (cit.).

Ma questo si pensava succedesse ai tempi delle miniere, quando il padrone comandava su tutto e su tutti, pure sulla vita della persone.

Oggi tutto ciò dovrebbe essere il passato, impensabile nel 2024, ma, anche se ovviamente sotto forme diverse, “u patruni” o “i patruna” esistono ancora come ci sono quelli che ancora “attaccanu li scecchi unni dicinu iddri”.

Quando una popolazione si deve inchinare davanti all’incapacità dei propri politici, che, tra i tanti danni arrecati, costringono l’intera comunità a elemosinare l’acqua, con turni di sei giorni, ringraziandoli pure, costringendo anziani e malati a chiedere il “favore” di ricevere l’acqua o, chi ne rimane senza nel fine settimana, viene pure colpevolizzato per non essere stato attento nel controllare, durante la settimana, i recipienti, e non ha altra scelta che andarsela a prendere con i bidoni nei silos, questa è una popolazione a cui hanno tolto pure la dignità.

Ma la dignità i cittadini l’hanno persa per colpa loro, per essersi fidati di chi oggi li mortifica e li rende schiavi.

Schiavi, proprio così…e nessuno si offenda.

Come si definirebbe una persona, costretta a chiedere un favore, supplicando qualcuno per farsi riconoscere un proprio diritto ?

Ma alla schiavitù ci si ribella, alla schiavitù ci si oppone, alla schiavitù si reagisce, ma molti continuano ad “attaccari u sceccu unni voli u patruni”.

Peggior cosa è quando il padrone capisce di avere il coltello dalla parte del manico, in questo caso il “rubinetto”, decidendo dove, come e quando dare l’acqua, a chi più, a chi meno e a chi niente da 160 giorni.

Questo, da un canto fa accrescere il suo potere, ma comporta anche un grosso pericolo per lui, che ovviamente non pensa di correre.

Quando anche il suo orticello non produrrà più nemmeno un carciofo, chi era abituato alla “regalie”, gli si rivolterà contro, forse, sempre che non abbia altro da sdebitarsi, e solo allora comincerà a capire e comprendere i perchè di coloro che da mesi patiscono e vivono enormi disagi.

A quel punto, dovrà anche lui mettersi in fila…cornuto e mazziato e se qualcuno gli dovesse dire “benvenuto tra i disperati”, non potrà che tacere.

Non sappiamo ancora cosa ci riserverà il futuro, tutti ovviamente si augurano che quanto prospettato sarà poi mantenuto, ma in caso contrario i cavolicchi amari, sempre quelli di Bruxelles, saranno difficili da digerire per molti.

Nella sciagurata ipotesi, si capirà anche chi erano i terroristi e chi gli illusionisti.

Ad Maiora

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