Dai “furbetti del quartierino” ai “furbetti del concertino”.
Vent’anni dopo le scalate bancarie del 2005, quelle di Stefano Ricucci e Giampiero Fiorani fermate dalla magistratura, una nuova inchiesta sul mondo del credito può travolgere la politica e pezzi di istituzioni.
La Procura di Milano accusa Francesco Gaetano Caltagirone, ricchissimo editore del Messaggero (vicino a Giorgia Meloni) Francesco Milleri, Ad di Delfin, la cassaforte degli eredi Del Vecchio, e Luigi Lovaglio, ad del Monte dei Paschi, di un accordo segreto per scalare Mediobanca aggirando le norme che avrebbero invece imposto procedure a tutela di tutti gli azionisti, probabilmente assai più costose, come l’obbligo di lanciare un’offerta pubblica su tutte le azioni di Piazzetta Cuccia.
Ma l’indagine può travolgere anche il governo, che nell’assalto a Mediobanca e alla controllata Generali (la vera preda), ha giocato due ruoli in commedia: arbitro, bloccando con il golden power
chiunque potesse ostacolare l’operazione, come UniCredit che voleva prendersi Banco Bpm, e giocatore, dando l’avallo decisivo alla scalata all’ex salottino finanziario milanese lanciata dal Montepaschi, di cui era primo azionista attraverso il Tesoro.
A gennaio Lovaglio si affrettò a dire che l’operazione era stata studiata “fin dal 2022”.
Una spiegazione comica che serviva a nascondere l’apporto decisivo del governo nel riscrivere i
rapporti di forza nella finanza.
L’indagine parte infatti dalla strana operazione con cui a novembre 2024, due mesi prima, il
ministero di Giancarlo Giorgetti aveva fatto entrare nell’azionariato del Monte quattro investitori “amici”, cioè Milleri, Caltagirone, Bpm e Anima vendendo solo a loro una quota del 15% con una procedura talmente anomala da far gridare subito al sospetto di un concerto tra i diversi attori.
Senza il governo alle spalle, i “Caltameloni” difficilmente avrebbero coronato il sogno di conquistareMediobanca usando Mps, istituto due volte più piccolo e salvato tre volte dallo Stato.
Il Tesoro è arrivato perfino a riscrivere le norme della finanza per complicare la vita ai rivali e favorire gli scalatori, come i paletti alla lista del cda (che penalizzava i vertici di Generali) e si appresta ad alzare la soglia che obbliga a lanciare l’Opa.
Parafrasando una battutaccia di Guido Rossi ai tempi del governo D’Alema, Palazzo Chigi è
oggi “l’unica merchant bank dove si parla romano”.
Da ilFattoQuotidiano del 28/11/2025 di Carlo Di Foggia
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