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Caltanissetta: Limes. Tentativi di rinascita. Mostra personale di Luca Grossi. Locandina

Last updated: 06/01/2026 6:39
By Redazione 107 Views 6 Min Read
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Mostra personale di Luca Grossi a cura di M. Spagnoli | A. A. Foresta | N. Ballacchino

Dal 13 al 20 febbraio 2026 Vernissage: venerdì 13 febbraio 2026, ore 20.00, Officina degli Artisti Via Tortorici 12, Caltanissetta

Colibrì Infiniti mondi da scoprire A.P.S. promuove l’evento organizzato dal 13 al 20 febbraio 2026 da Officina degli Artisti di Caltanissetta che ospita Limes. Tentativi di rinascita, mostra personale di Luca Grossi, a cura di Manfredi Spagnoli, Alberto Antonio Foresta e Noemi Ballacchino.

Il progetto espositivo si configura come un attraversamento del limite – limes appunto – inteso non solo come soglia fisica o temporale, ma come spazio fragile e instabile in cui memoria, perdita e possibilità di rinascita si confrontano.

Il lavoro di Luca Grossi nasce da una riflessione profonda sul tempo e sulla sua azione dissolutiva. Le opere non si offrono come semplici immagini, ma come tracce, residui di una ricerca che interroga il senso della presenza umana, il significato del passaggio e della fine. La temporalità, nelle sue opere, appare sospesa e precaria: è proprio in questa instabilità che si apre la tensione verso una comprensione più intima dell’esperienza.

La fotografia, inizialmente strumento di conservazione della memoria, si riduce progressivamente a frammento, a indizio parziale. Non restituisce una totalità, ma attiva una narrazione soggettiva e discontinua. Da questi frammenti prende avvio il processo creativo: un lavoro di riconoscimento e ricomposizione di immagini sedimentate nell’infanzia, memorie familiari, oggetti comuni, fotografie d’archivio, capaci di riattivare stati emotivi remoti. La memoria, in questo senso, non è un archivio neutro, ma una materia viva che si trasforma sotto la spinta dell’emozione.

Il gesto artistico diventa allora un tentativo di sospendere il tempo, di arrestarne l’erosione prima che le emozioni non ancora fissate si dissolvano definitivamente. La frammentarietà delle opere – immagini isolate, interrotte, talvolta riassorbite nello spazio della parete – riflette una dimensione mentale più che fisica, una geografia interiore in cui il ricordo affiora e subito si ritrae.

In alcuni casi, piccoli lavori si aggregano, costruendo una narrazione più ampia ma sempre fragile, prossima all’evanescenza. La fisicità dell’opera sembra attenuarsi, avvicinandosi a un confine in cui la presenza diventa intuizione e la fragilità assume una forza drammatica.

Elemento centrale della ricerca di Grossi è il bianco, inteso come soglia cromatica e deposito di tempo. Le superfici pittoriche nascono da una stratificazione complessa di pigmenti, incarnati, argilla e cenere, lavorati bagnato su bagnato in sedute successive. Ogni strato non cancella il precedente, ma lo ingloba, generando una vibrazione sottile fatta di residui cromatici e presenze latenti.

In questo spazio sospeso, le figure appaiono e si dissolvono: profili che emergono dal fondo per poi ritirarsi, tracce di volti trattenute solo per un istante. Alcune opere si riducono a campiture quasi interamente bianche, segnate da minimi bagliori o linee residue, come reliquie di un’immagine ormai perduta.

Il bianco diventa così intervallo, campo di possibilità, tempo condensato e memoria sospesa. È materia dell’oblio e, insieme, luogo di una possibile rinascita. Le presenze che lo abitano non sono mai definitive: sono segni in transito, testimonianze della tensione continua tra memoria e cancellazione.

Con” Limes, Tentativi di rinascita” Luca Grossi restituisce all’opera una dimensione inquieta e profondamente umana: un pensiero incarnato nella materia, capace di trasformare la dissoluzione in presenza intuita e di collocare l’esperienza estetica nel cuore della riflessione contemporanea sul tempo e sulla memoria.

Nota biografica

Luca Grossi nasce a Ceprano (FR) l’8 maggio 1980. Sin dall’infanzia coltiva una forte passione per il disegno, che affianca presto alla pittura e a prime forme sperimentali. Nel 2005 si iscrive all’Accademia di Belle Arti di Frosinone, dove approfondisce tecniche e linguaggi eterogenei che orientano la sua ricerca. Le sue opere, spesso seriali, evocano memorie familiari, paesaggi e ricordi d’infanzia legati ai temi della morte, della perdita e della dimenticanza. Espone in numerose città italiane ed estere; attualmente vive e lavora ad Arce.

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