Udienza preliminare tesa a Palermo dove sono stati depositati nuovi atti contro l’assessora al Turismo. L’opposizione attacca duramente il governo Schifani per la scelta di non schierarsi nel processo.
Un nuovo verbale della Guardia di Finanza e una pioggia di critiche politiche. L’udienza preliminare davanti al gip Walter Turturici, che vede imputata per corruzione l’assessora regionale al Turismo Elvira Amata (FdI) insieme all’imprenditrice Marcella Cannariato, segna un punto di rottura non solo giudiziario, ma anche istituzionale.
Il colpo di scena è arrivato dai pm Andrea Fusco e Felice De Benedittis, che hanno depositato l’interrogatorio di Valeria Lo Turco, ex segretaria dell’assessora. La testimone ha confermato il malumore della Cannariato, che si sarebbe lamentata a più riprese di dover pagare lo stipendio e l’affitto (circa 700 euro al mese) a Tommaso Paolucci, nipote della Amata, in cambio di un finanziamento di 30.000 euro per la fondazione “Marisa Bellisario”.
Le intercettazioni confermano il clima di tensione: «A me suo nipote mi costa un botto… non mi può dire di no, perché la scanno viva», diceva l’imprenditrice. La segretaria ha inoltre riferito di presunti “aiuti” per correggere le domande di contributo e di una collana di valore regalata all’assessora.
Mentre l’assessora Amata, uscendo dal tribunale, ha ribadito la correttezza del proprio operato («Comportamento sempre lineare»), la difesa di Marcella Cannariato ha scelto una strada diversa, chiedendo il rito abbreviato. I legali dell’imprenditrice sostengono che l’iter amministrativo per la concessione del finanziamento sia stato del tutto regolare.
Ma sullo scontro politico arriva l’affondo di Fabrizio Micari
A far esplodere il caso politico è però la decisione della Regione Siciliana di non costituirsi parte civile. Se il governatore Renato Schifani ha provato a prendere tempo. “Valuteremo dopo l’eventuale rinvio a giudizio”, le opposizioni gridano allo scandalo.
Particolarmente duro l’intervento di Fabrizio Micari, esponente del direttivo di Italia Viva Sicilia, che tramite i propri canali social ha parlato di una vera e propria “offesa”:
“La decisione della Regione di non costituirsi parte civile è un’offesa pesantissima nei confronti dei siciliani. L’indagine ha per oggetto l’utilizzo distorto di fondi pubblici e ipotizza reati gravi come la corruzione: i cittadini hanno il diritto di sentirsi protetti dalla massima istituzione locale”.
Secondo Micari, la scelta del governo Schifani segna una rottura definitiva con l’elettorato:
“Al di là dell’evoluzione giudiziaria, questa scelta determina la cesura definitiva tra il governo e i siciliani: questo governo dimostra di non aver cura dei loro interessi e di non rappresentare il suo popolo”.
La posizione della Regione rimane al centro delle polemiche, mentre il GIP dovrà ora decidere se gli elementi forniti dalla Procura — inclusi i nuovi verbali e le intercettazioni — siano sufficienti per il rinvio a giudizio dell’esponente di Fratelli d’Italia o se la linea della trasparenza difesa dall’assessora reggerà al vaglio dell’udienza.
Rassegna stampa
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