Gentile Direttore,
le cronache di questi giorni sull’inchiesta “Mancuso & C.” ci consegnano l’immagine di una città ripiegata su se stessa, ma il danno più profondo non è quello che si legge tra le righe delle ordinanze, ma è il furto del futuro perpetrato ai danni dei cittadini.
Mentre si discute di gestioni opache, la Caltanissetta reale affonda in un immobilismo che non è più tollerabile.
Dov’è la rinascita del centro storico tanto declamata? Quello che vediamo sono quartieri ormai degradati e abbandonati al loro destino, dove il risanamento resta confinato ai discorsi da bar o ai programmi elettorali. Anche le nostre ville, che dovrebbero essere luoghi di bellezza e svago, faticano a ritrovare una dignità minima.
Il furto del domani passa anche per le grandi incompiute: l’attivazione del Policlinico e il potenziamento del polo universitario. Vedere l’Ex Banca d’Italia ancora chiusa, anche se ogni tanto ci viene ricordato che si sta lavorando, senza i nuovi corsi di laurea promessi e senza una mensa universitaria funzionante, significa dire ai nostri giovani che qui non c’è posto per loro.
E che dire della rete idrica? Nella conferenza stampa del 28 novembre era stato garantito l’avvio dei lavori subito dopo Natale. Siamo a fine gennaio e regna il deserto. I cittadini accetterebbero con pazienza i disagi dei cantieri pur di vedere un’opera così vitale procedere, ma l’assenza di fatti concreti trasforma la speranza in rassegnazione.
Infine, il “mortorio” dei fine settimana, senza una programmazione di sagre o mercatini che rivitalizzino il centro, la città si spegne ogni venerdì sera.
Caltanissetta non ha bisogno di altre parole o di cronache giudiziarie, ma di una scossa di concretezza.
Ogni giorno perso, ogni cantiere non aperto, ogni promessa tradita è un pezzo di futuro che ci viene scippato. È ora di dire basta.
Lettera firmata
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