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Bracconaggio nei demani forestali del Nisseno: l’allarme di Italia Nostra, Legambiente, LIPU e WWF

Last updated: 21/01/2026 11:26
By Redazione 139 Views 5 Min Read
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“Caccia abusiva nei boschi fuori controllo e fauna selvatica sotto attacco: servono interventi urgenti di prevenzione e repressione”

Le principali associazioni di protezione ambientale del territorio — Italia Nostra, Legambiente, LIPU e WWF — denunciano un preoccupante aumento delle attività venatorie illecite all’interno dei demani forestali della provincia di Caltanissetta. In una nota congiunta inviata al Corpo Forestale, al Dipartimento Sviluppo Rurale, al Libero Consorzio e alla Prefettura, le sigle ambientaliste chiedono misure drastiche per fermare una vera e propria offensiva contro il patrimonio faunistico dello Stato.

I demani forestali rappresentano un patrimonio di notevole valore ambientale, storico e sociale: si tratta di complessi boscati e terreni montani di proprietà pubblica che la Regione Siciliana gestisce per garantire la conservazione degli ecosistemi e la difesa del suolo.

Un sistema di bracconaggio organizzato

Secondo le segnalazioni pervenute, il bracconaggio viene attuato con metodi sistematici: l’utilizzo di fuoristrada e pick-up permette ai malintenzionati di percorrere piste forestali e raggiungere le aree più selvagge e recondite dei boschi. In questo periodo, le specie maggiormente colpite risultano essere i cinghiali e le beccacce.

Territorio vulnerabile e assenza di controlli

Le associazioni sottolineano come queste attività illegali siano favorite da una evidente carenza di sorveglianza. La vulnerabilità dei territori è resa palese da:

  • cancelli aperti e recinzioni abbattute;
  • assenza di segnaletica e cartelli di divieto;
  • carenza di pattugliamenti in aree chiave per la biodiversità.

Le violazioni di legge

Il fenomeno non è solo particolarmente dannoso per gli animali selvatici, ma configura gravi reati e illeciti amministrativi. Le condotte segnalate violano la Legge statale 157/1992 e la Legge regionale 33/1997, integrando fattispecie che vanno dalla caccia in zone vietate all’uso di mezzi non consentiti, fino al reato di invasione di terreni pubblici.

L’appello alle Autorità

I boschi demaniali sono beni destinati a un pubblico servizio e non possono essere sottratti alla loro destinazione; essi non costituiscono solo “fabbriche di ossigeno” in un territorio a rischio desertificazione, ma veri e propri scrigni di biodiversità che svolgono funzioni ecologiche cruciali. Molti di questi territori boscati, inoltre, ricadono all’interno di siti della Rete europea “Natura 2000” e fungono da “corridoi ecologici” che permettono alla fauna selvatica di spostarsi e riprodursi. Le Associazioni ambientaliste ricordano, inoltre, che la lotta al bracconaggio è un pilastro della Strategia nazionale per la tutela della biodiversità e del Piano d’Azione Nazionale contro gli illeciti venatori.

“Esprimiamo viva preoccupazione per questi atti diffusi in danno del patrimonio indisponibile dello Stato” dichiarano i rappresentanti delle associazioni. “Invitiamo gli organi ed Autorità competenti ad attivarsi immediatamente, in questo delicato periodo di fine stagione venatoria, con tutte le misure necessarie per prevenire e reprimere queste illegalità“.

In attesa del doveroso urgente riscontro dalle autorità preposte, Italia Nostra, Legambiente, LIPU e WWF proseguiranno a monitorare il fenomeno attivando i propri volontari per segnalare tutti i fenomeni illeciti riscontrati e contribuire al ripristino della legalità ambientale del territorio.

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