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“L’INPS di Caltanissetta boccia Reddito di Libertà a donne vittima di violenza e fa decadere ADI disapplicando la normativa”

Last updated: 22/01/2026 6:54
By Redazione 237 Views 8 Min Read
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COMUNICATO STAMPA:
È stata inviata una PEC, unitamente a una comunicazione email, ai Ministeri della Giustizia, della Famiglia e del Lavoro e delle Politiche Sociali per segnalare una grave situazione che coinvolge l’INPS di Caltanissetta e il suo operato nei confronti delle persone più fragili.
Stiamo seguendo il caso di una donna nissena, vittima di violenza domestica, che ha denunciato il proprio aggressore ed è stata regolarmente assistita da un Centro Antiviolenza e dai Servizi Sociali. La donna è pienamente in possesso di tutti i requisiti previsti dalla normativa per l’accesso al Reddito di Libertà, misura istituita dal Governo a guida Giorgia Meloni per sostenere concretamente le donne che intraprendono un percorso di fuoriuscita dalla violenza.
Nonostante la domanda sia stata presentata correttamente all’INPS già lo scorso anno, alla richiedente è stato comunicato il rigetto dell’istanza per presunta mancanza di fondi. Una circostanza inaccettabile, che rischia di svuotare di significato uno strumento fondamentale di tutela e sostegno.
Ma non è tutto. L’INPS di Caltanissetta ha inoltre disposto la sospensione dell’Assegno di Inclusione (ADI) sulla base di un’errata interpretazione della normativa relativa ai carichi pendenti. Nel caso specifico, sia il Patronato sia il legale penalista della donna hanno confermato che la stessa rientra pienamente nei requisiti di legge. La sospensione dell’ADI, attiva dal mese di novembre, rappresenta un atto gravissimo che ha lasciato la donna priva di qualsiasi sostegno economico.
Alla beneficiaria è stato suggerito di presentare una nuova domanda, con la conseguenza però di perdere il diritto agli arretrati maturati. Di fronte a una condizione di estrema necessità, la donna si è vista costretta ad accettare questa soluzione, rinunciando di fatto a quanto le spettava.
Come Responsabile di Donne di Destra, ribadisco con fermezza che non resteremo in silenzio né immobili: qualora la donna abbia diritto agli arretrati, ci batteremo con determinazione affinché le vengano riconosciuti.
Nel pomeriggio odierno ho personalmente inviato un messaggio WhatsApp al Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, e ad alcuni Deputati, oltre ad aver trasmesso una PEC ai Ministeri della Giustizia, del Lavoro e delle Politiche Sociali e della Famiglia.
È auspicabile che venga presentata un’interrogazione parlamentare al Consiglio dei Ministri per valutare il funzionamento e la gestione dell’INPS, che in questo caso appare gravemente carente. Non si può dimenticare che l’INPS è l’ente cardine nella tutela delle fasce più deboli della popolazione.
Si allegano lo screenshot del messaggio inviato al Presidente del Consiglio – che si invita a pubblicare – e copia della PEC trasmessa ai Ministeri competenti.
PEC AI MINISTERI DEL LAVORO – DELLA GIUSTIZIA – DELLA FAMIGLIA
Buonasera,
la scrivente comunica di aver preso in carico la Sig.ra Sanfilippo Calogera Liliana, donna vittima di violenza domestica.
La Sig.ra ha sporto formale denuncia nei confronti del coniuge ed è stata seguita da un Centro Antiviolenza e dagli Assistenti Sociali del Comune di Caltanissetta, che hanno provveduto a presentare, per suo conto, la domanda di Reddito di Libertà (protocollo n. 0071157-20255625), misura essenziale per consentirle di fuoriuscire da una grave condizione di pericolo e marginalità sociale.
Si rappresenta, tuttavia, che la presa in carico da parte dei servizi territoriali di Caltanissetta non è risultata adeguata. In particolare, l’INPS ha disposto la sospensione dell’Assegno di Inclusione (ADI) (pratica n. INPS-ADI-2025-2471580 del 17/07/2025) in modo del tutto illegittimo. La normativa vigente in materia di ADI, infatti, consente l’accesso alla misura anche in presenza di precedenti penali; pertanto, il provvedimento di sospensione risulta privo di fondamento normativo.
La Sig.ra Sanfilippo è attualmente priva di qualsiasi reddito dal mese di novembre e versa in una condizione di grave indigenza. In data recente, per far fronte a necessità primarie, si è reso necessario richiedere un intervento caritativo alla parrocchia del territorio, nonostante le stesse strutture assistenziali siano ormai fortemente sovraccariche.
In merito al Reddito di Libertà, a seguito di specifica richiesta di chiarimenti, l’INPS ha comunicato che il beneficio non risulta erogabile per presunta mancanza di fondi. Tale circostanza appare estremamente grave, considerata la finalità della misura e la particolare vulnerabilità delle donne vittime di violenza. Promuovere la denuncia senza garantire un sostegno economico concreto e tempestivo rischia di vanificare l’efficacia stessa degli strumenti di tutela previsti dall’ordinamento.
Alla presente si allega tutta la documentazione comprovante quanto esposto.
L’inps ci h a risposto che aveva chiesto al “ministero di grazia e giustizia” (non sapendo che codesto ministero ha cambiato nome dal 1991 – denota quanto siano aggiornati e preparati i dipendenti dell’INPS) e che il ministero gli avrebbe confermato che alla sig.ra non spettava l’ADI (alleghiamo la risposta dell’INPS per opportune verifiche cosi magari qualcuno controlla questo ente che funziona malissimo e per cui la sottoscritta ha chiesto più volte di fare un’interrogazione parlamentare sul suo funzionamento, consideranto che dovrebbe proteggere le persone più fragili).
Con la presente si richiede formalmente e con urgenza che il Ministero competente, per il tramite dell’INPS, intervenga affinché:
venga ripristinato l’Assegno di Inclusione illegittimamente sospeso;
venga garantita l’erogazione del Reddito di Libertà, nel rispetto delle finalità della misura e dei diritti della beneficiaria.
Si resta in attesa di un sollecito riscontro e di un intervento risolutivo, stante la gravità della situazione e l’assenza di qualsiasi mezzo di sostentamento in capo alla Sig.ra (che ci legge in copia)
Distinti saluti.
Carola Profeta – RESPONSABILE SICILIA

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