La decisione dell’amministrazione comunale di Caltanissetta di annullare i festeggiamenti del Carnevale in segno di rispetto per la drammatica situazione che sta colpendo la comunità di Niscemi è, senza dubbio, un gesto di alta sensibilità istituzionale.
Davanti a tragedie umane e difficoltà oggettive, il silenzio e il decoro sono l’unica risposta possibile per una comunità che si voglia definire solidale.
Tuttavia, proprio perché la solidarietà è un valore universale e non selettivo, questa scelta solleva una riflessione necessaria, il dovere di non dimenticare nessuno.
Se è doveroso guardare ai cittadini di Niscemi, considerato anche il gran numero di famiglie coinvolte, è altrettanto urgente non distogliere lo sguardo dalle cicatrici che Caltanissetta porta sul proprio corpo ormai da troppo tempo.
La solidarietà, per essere autentica, deve partire da chi ci sta accanto, a pochi chilometri dal Palazzo, da chi vive in piena sofferenza come i cittadini di Niscemi.
Così come non possiamo neanche ignorare le ferite lasciate dal passaggio dell’uragano, dove molte famiglie hanno perso case, ricordi e attività commerciali, lottando ancora oggi per una ricostruzione che sembra non arrivare mai.
A Caltanissetta c’è un dramma silenzioso, quasi dimenticato, che riguarda 14 famiglie nissene che dal 2024 vivono da sfollati, lontani dalle proprie mura e senza notizie certe su un possibile rientro, e c’è tra loro, chi ha esaurito ogni risorsa economica trovandosi letteralmente senza un euro in tasca e che riesce ad andare avanti grazie ad amici e parenti.
Ignorati del tutto anche in occassione di processioni, neanche un saluto pur avendoli visti davanti le loro case e a Natale nessuno gesto di solidiertà o vicinanza, neanche un panettone.
L’annullamento del Carnevale, ribadiamo giustissimo, deve essere un momento di raccoglimento collettivo, ma non deve prestarsi a interpretazioni ambigue.
I cittadini si chiedono è solo solidarietà per Niscemi o c’è dell’altro dietro questa scelta?
Per evitare che il dubbio svaluti il bel gesto, le istituzioni devono dimostrare che l’attenzione verso il prossimo non è a intermittenza.
La stessa solerzia e lo stesso rispetto mostrati oggi dovrebbero tradursi in sostegni concreti per le famiglie nissene ancora fuori casa.
La solidarietà non è un sentimento di vaga compassione, ma la determinazione ferma di impegnarsi per venire incontro innanzitutto ai propri concittadini.
Siamo d’accordo con il Comune, non è tempo di maschere e coriandoli quando nostri vicini soffrono.
Ma chiediamo che questo spirito di vicinanza abbracci tutti, non esistono dolori di serie A e dolori di serie B.
Se il Carnevale si ferma per Niscemi, va benissimo, ma l’impegno politico e sociale deve correre più forte per Caltanissetta. Ad Maiora
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