Oggetto: Ciclone Harry e la ricostruzione impossibile.
Appello per un Piano Nazionale di Adattamento Costiero e Legalità.
Onorevoli Presidenti,
L’evento calamitoso che ha colpito la Sicilia orientale, la Calabria e la Sardegna tra il 19 e il 21 gennaio scorsi non è stato solo un’emergenza meteorologica, ma un severo esame di realtà per il nostro Paese.
Mentre contiamo i danni – stimati in oltre 740 milioni di euro per la sola Sicilia – sentiamo il dovere civile di sottoporre alla Vostra attenzione un’analisi che vada oltre l’emotività del momento, fondata sui dati inoppugnabili della scienza e del diritto.
La richiesta di “ricostruire tutto e subito, dov’era e com’era”, che si leva legittimamente dalle comunità colpite, si scontra oggi con una realtà fisica e normativa che non possiamo più ignorare. Parlare di ricostruzione tout court lungo le nostre coste non è solo anacronistico: è tecnicamente imprudente e, in molti casi, giuridicamente impossibile.
I dati: un consumo di suolo senza necessità abitativa
I rapporti ISPRA e della Società Geografica Italiana (“Paesaggi Sommersi”) ci consegnano una fotografia impietosa. Dal 2006 al 2021, nella fascia costiera entro i 300 metri dalla battigia, l’Italia ha consumato 1.600 ettari di suolo.
Questo cemento non è servito a dare casa agli italiani: nello stesso periodo (1980-2020), i residenti in questa fascia sono diminuiti del 4,2%, mentre la popolazione nazionale cresceva del 5,6%.
Abbiamo eroso la nostra prima difesa naturale – la costa – non per necessità demografiche, ma prevalentemente per l’edificazione di seconde case a uso turistico.
Il paradosso è ancora più stridente nelle regioni oggi ferite dal Ciclone Harry. In Sicilia, a fronte di un calo dei residenti costieri del 6%, il consumo di suolo nella fascia dei 300 metri è aumentato del 29%.
In Calabria, con un calo demografico del 15%, il cemento è cresciuto della stessa percentuale. Eppure, in queste aree a rischio inondazione vivono ancora 330.000 siciliani (il 7% della popolazione regionale), 165.000 calabresi e 63.000 sardi. Continuare a investire risorse pubbliche per mantenere insediamenti permanenti in aree che il mare sta reclamando non è una strategia di difesa, ma un accanimento terapeutico sul territorio.
L’Anomalia Siciliana: il vincolo di inedificabilità e lo stop ai risarcimenti.
Per la Sicilia, la questione assume contorni giuridici dirimenti. La Legge Regionale 78/1976 impone un vincolo di inedificabilità assoluta entro i 150 metri dalla battigia.
Recenti sentenze, tra cui la pronuncia n. 72/2025 della Corte Costituzionale, hanno ribadito che in
questa fascia non esiste margine per sanatorie: gli abusi post-1976 sono insanabili.
Stime attendibili indicano la presenza di circa 250.000 immobili insanabili nell’Isola, molti
dei quali proprio sulla linea di costa devastata da Harry.
Vi invitiamo a considerare con estrema attenzione l’utilizzo dei fondi per l’emergenza e del
PNRR.
La Corte di Cassazione (sentenza n. 20312/2019) ha stabilito un principio di civiltà giuridica: non spetta alcun risarcimento danni per calamità naturali ai proprietari di immobili costruiti abusivamente. Lo Stato non può farsi assicuratore dell’illegalità.
Utilizzare denaro pubblico per ricostruire recinzioni, verande o abitazioni che non dovevano
esistere, o che violano la fascia di rispetto, configurerebbe non solo un errore strategico, ma
un potenziale danno erariale.
Apprezzamento per interventi virtuosi
In questo quadro, riteniamo significativo e meritevole di plauso l’intervento avviato dall’Autorità di Bacino con la demolizione della passerella sul torrente Pagliara, tra i comuni di Roccalumera e Furci Siculo, e con le ulteriori decisioni assunte per la rimozione di opere che interferiscono con il naturale deflusso dei corsi d’acqua, come nel caso del torrente Nisi, che scorre tra i comuni di Alì Terme e Nizza di Sicilia. Si tratta di azioni attese da tempo, che vanno nella direzione della prevenzione del rischio idrogeologico, del ripristino della funzionalità degli alvei e del rispetto delle regole, tanto più necessarie alla luce degli eventi estremi che hanno colpito la riviera ionica.
Restituire spazio ai torrenti e ai sistemi naturali non è un arretramento, ma una scelta di responsabilità e sicurezza collettiva.
Nota di disapprovazione sulle sanatorie edilizie.
Allo stesso tempo, apprendiamo con profonda preoccupazione la presentazione di tre emendamenti al decreto milleproroghe (FdI, Lega e FI) volti a estendere la possibilità di sanatoria edilizia su vaste tipologie di opere abusive.
In un momento già drammatico per il Paese, segnato dalla fragilità del territorio, dall’emergenza idrogeologica e dal consumo del suolo, legittimare opere costruite senza titolo o in difformità dalle norme urbanistiche significa incentivare illegalità e aumentare il rischio per cittadini e comunità.
Sanare abusi edilizi ora significa ignorare la vulnerabilità del territorio e il rischio idrogeologico: un
errore che il Paese non può permettersi.
Una proposta per il futuro: Rinaturalizzare e Delocalizzare
Il Ciclone Harry ci offre l’opportunità dolorosa ma necessaria di cambiare paradigma.
Stop alla ricostruzione nel rischio: Chiediamo che i fondi dell’emergenza siano vincolati alla legalità urbanistica e alla sicurezza idrogeologica. Laddove le abitazioni (regolari) sono state compromesse in aree ad elevato rischio erosione, si valutino piani di delocalizzazione e arretramento, piuttosto che il ripristino in loco.
La gestione delle concessioni balneari: Per le attività produttive balneari, essenziali per la nostra economia, l’imminente riordino delle concessioni (Direttiva Bolkestein) è l’occasione per bandire il cemento dalle spiagge.
Le amministrazioni devono incentivare e imporre l’uso esclusivo di strutture leggere, precarie e rimovibili durante la stagione invernale, riducendo l’esposizione economica degli operatori e restituendo elasticità al sistema dunale.
Rinaturalizzazione: Le aree liberate, dalla forza del mare, non devono rimanere vuote cicatrici, ma essere oggetto di progetti di rinaturalizzazione dunale per ripristinare la resilienza costiera.
La sicurezza dei cittadini si garantisce rispettando le dinamiche naturali, non sfidandole
con opere rigide destinate a cedere.
Confidiamo che il Governo e l’Amministrazione Regionale sappiano cogliere questa sfida,
trasformando la ricostruzione in un grande piano di messa in sicurezza e legalità per il Sud.
Con osservanza,
f.to Prof.ssa Nella Tranchina – Presidente Italia Nostra Aps Consiglio Regionale Sicilia
f.to Dott. Mauro Gargiulo – Presidente Italia Nostra Aps Consiglio Regionale Sardegna
f.to Dott.ssa Rossella Agostino – Presidente Italia Nostra Aps Consiglio Regionale Calabria
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