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Caltanissetta 401 > News > Cronaca > Referendum, non cambia la data. Il nuovo quesito sarà integrato
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Referendum, non cambia la data. Il nuovo quesito sarà integrato

Last updated: 07/02/2026 13:48
By Redazione 83 Views 5 Min Read
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Si andrà alle urne il 22 e 23 marzo, come già stabilito. Nelle schede saranno aggiunti gli articoli della Costituzione

Contents
La posizione del ministro NordioLa soddisfazione dei promotoriSostanza democratica e informazioneConsenso popolare e difesa della CostituzioneSi precisa: La pubblicazione di un articolo e/o di un’intervista scritta o video in tutte le sezioni del giornale non significa necessariamente la condivisione parziale o integrale dei contenuti in esso espressi. Gli elaborati possono rappresentare pareri, interpretazioni e ricostruzioni storiche anche soggettive. Pertanto, le responsabilità delle dichiarazioni sono dell’autore e/o dell’intervistato che ci ha fornito il contenuto. L’intento della testata è quello di fare informazione a 360 gradi e di divulgare notizie di interesse pubblico. Naturalmente, sull’argomento trattato, caltanissetta401.it è a disposizione degli interessati e a pubblicare loro i comunicati o/e le repliche che ci invieranno. Infine, invitiamo i lettori ad approfondire sempre gli argomenti trattati, a consultare più fonti e lasciamo a ciascuno di loro la libertà d’interpretazione.

AGI – Non cambia la data del referendum sulla riforma della Giustizia, che resta quindi fissato per il 22 e 23 marzo. Il Consiglio dei ministri di oggi ha quindi deciso, si apprende, di confermare la data ma ‘precisando’ la formulazione del quesito che sarà stampato sulle schede, aggiungendo gli articoli della Costituzione modificati dalla legge di riforma approvata dal Parlamento.

Dopo il via libera della Corte di Cassazione, c’è un nuovo quesito referendario, e l’esecutivo ha deciso di confermare l’appuntamento con le urne. Una necessità tecnica per permettere l’integrazione delle schede elettorali e garantire la massima chiarezza ai cittadini.

La questione è nata dalla decisione della Suprema Corte di accogliere l’istanza del Comitato dei 15 promotori. Al centro della consultazione c’è la riforma costituzionale che punta alla separazione delle carriere in magistratura. Il quesito aggiunto ieri dalla Cassazione non stravolge l’impianto, ma interviene sulla trasparenza: obbliga infatti a indicare esplicitamente nel testo referendario quali sono le norme vigenti che verrebbero soppresse o modificate dalla riforma.

La posizione del ministro Nordio

Il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, in un’intervista al ‘Corriere della Sera’, ha cercato di portare la discussione su binari di pragmatismo. “Certamente bisognerà fare un’integrazione al quesito referendario, ma questo non dovrebbe avere conseguenze sulla data del referendum. In ogni caso si tratterebbe di uno slittamento molto breve“, ha spiegato il Guardasigilli. Secondo Nordio, l’intervento della Cassazione è un atto dovuto di precisione terminologica piuttosto che un ostacolo politico. “La correzione – osserva Nordio – riguarda l’indicazione nel quesito delle norme che con la riforma vengono soppresse. Non c’è alcuno sconvolgimento del quesito. Viene semplicemente integrato e chiarito. Quindi, anche in caso di slittamento, si tratterebbe al massimo di due o tre settimane come previsto dalla Costituzione“. Slittamento che il Cdm non ha ritenuto necessario.

La soddisfazione dei promotori

Dall’altra parte, il Comitato dei promotori legge questa integrazione come un riconoscimento della bontà della propria battaglia per l’informazione dei cittadini. Carlo Guglielmi, portavoce dei 15 firmatari, ha espresso una soddisfazione netta per il pronunciamento dell’Ufficio Centrale per il Referendum. “Restiamo in fiduciosa attesa della decisione del Consiglio dei ministri in merito alla fissazione della nuova data del referendum“, ha dichiarato Guglielmi, sottolineando come la riformulazione del quesito sia fondamentale per un voto consapevole. “Accogliamo con grande soddisfazione la decisione dell’Ufficio Centrale per il Referendum della Corte di Cassazione che ha ritenuto legittima la nostra richiesta e che ha riformulato il quesito referendario, facendo espresso riferimento alle norme che il testo della legge costituzionale ha modificato“.

Sostanza democratica e informazione

Per i promotori, aver ottenuto l’indicazione degli articoli della Carta che verrebbero toccati dalla riforma non è un dettaglio burocratico, ma un punto di sostanza democratica. Tale decisione, aggiunge Guglielmi, “è una conferma sia della utilità e della correttezza della nostra iniziativa, sia della necessità di fornire agli elettori l’indicazione degli articoli della Costituzione che il testo approvato e sottoposto a referendum intende modificare, e sui quali è richiesto il loro voto e una loro consapevole riflessione“.

Consenso popolare e difesa della Costituzione

L’intera operazione poggia su una base di consenso popolare non indifferente, certificata dalle firme raccolte nei mesi scorsi. “Siamo pertanto molto soddisfatti – conclude Guglielmi – del complessivo risultato raggiunto, già preceduto dalla risposta positiva dei 546.463 cittadini che hanno firmato, e ai quali è rivolto il nostro ringraziamento per l’impegno mostrato in difesa della Costituzione: ciò rappresenta motivo di orgoglio, sia rispetto all’obiettivo di sollecitare la massima partecipazione alla vita civile, sia rispetto alla esigenza di diffondere una corretta informazione sulla reale ricaduta negativa che la riforma sottoposta a referendum potrebbe avere sull’equilibrio dei poteri dello Stato e sulla giustizia“.

Fonte AGI di Gabriella Bianchi

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