Dopo anni di tentativi falliti, il Parlamento italiano riprende l’iter legislativo per riconoscere a cavalli, pony, asini, muli e bardotti lo status giuridico di animali da affezione. Le proposte di legge (Pdl), a firma Cherchi (M5S), Zanella (AVS) e Brambilla (Noi Moderati), sono state ufficialmente incardinate in commissione Ambiente a Palazzo Madama.
L’obiettivo centrale è l’attribuzione automatica della dicitura «Non DPA» (non destinato alla produzione alimentare) a tutti gli equidi presenti sul territorio nazionale.
Le nuove misure e le sanzioni
Il pacchetto legislativo introduce controlli rigorosi e pene severe per contrastare la macellazione:
–Identificazione obbligatoria: Entro due mesi dall’entrata in vigore, tutti gli equidi dovranno essere iscritti al Registro anagrafico tramite microchip (transponder). La mancata iscrizione comporterà sanzioni da 20.000 a 50.000 euro.
–Reclusione e multe: Per chi alleva equidi a scopo di macellazione è prevista la reclusione da tre mesi a tre anni e multe tra 30.000 e 100.000 euro.
–Aggravanti: Se le carni vengono immesse sul mercato, la pena viene aumentata di un terzo.
Dati e trend: un settore in calo
I dati aggiornati al 20 gennaio 2026 confermano un drastico calo delle macellazioni in Italia nell’ultimo decennio, segno di una mutata sensibilità sociale:
| Data | Capi dall’estero | Capi dall’Italia | Totale Macellazioni |
| 01/01/2012 | 2.952 | 1.657 | 4.609 |
| 01/01/2019 | 1.304 | 2.332 | 3.636 |
| 01/12/2025 | 567 | 1.445 | 2.012 |
Attualmente, le regioni con il maggior volume di macellazioni sono la Puglia (34,32%), l’Emilia-Romagna (20,30%) e il Veneto (13,67%).
Etica e riconversione
La spinta verso questa legge nasce anche dalle denunce di Animal Equality Italia su gravi abusi nei macelli e da una petizione che ha raccolto oltre 247.000 firme.
“Il Parlamento ha deciso di affrontare una pratica crudele e opaca, che pone interrogativi anche sulla tutela della salute pubblica.” Matteo Cupi, Animal Equality
Per sostenere il settore economico coinvolto, è prevista l’istituzione di un “Fondo per la riconversione degli allevamenti” con una dotazione di 6 milioni di euro annui per il triennio 2025-2027.
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