Un brivido corre lungo i bracieri accesi di via Plebiscito. La notizia, rimbalzata rapidamente tra le storiche macellerie del centro e le bancarelle dei mercati rionali, ha il sapore amaro dell’incertezza: una proposta di legge mira a vietare definitivamente la macellazione di cavalli, asini, muli, pony e bardotti. Per Catania, non è solo una questione di commercio, ma un attacco frontale a un pilastro dell’identità locale.
Il cuore di un’economia identitaria
Se il divieto dovesse diventare realtà, il capoluogo etneo sarebbe la città più colpita d’Italia. Il consumo di carne equina a Catania non è un semplice vezzo gastronomico, ma un rito sociale radicato. Intere zone della città rischiano di vedere cancellata la propria storia:
- Via Plebiscito: Il tempio dello street food catanese, dove il fumo delle braci segna il confine tra tradizione e modernità.
- Via della Concordia: Polo nevralgico del commercio di quartiere.
- La Playa: Meta di turisti e locali attratti dai sapori forti della cucina popolare.
Per gli esercenti, il passaggio a “nuove pelli” (o meglio, altre carni) non è scontato. Molti temono che, senza l’unicità del prodotto equino, l’intero comparto dei locali storici possa semplicemente scomparire, portando con sé secoli di cultura gastronomica.
Curiosamente, la Sicilia appare divisa su questo fronte. Se a Catania il cavallo è onnipresente, a Palermo la tradizione è decisamente più marginale. Nel capoluogo regionale, pur resistendo alcune macellerie storiche d’eccellenza, il consumo di carne equina non ha mai raggiunto la centralità sociale e commerciale che si respira alle pendici dell’Etna.
Un trend internazionale: l’Italia tra tabù e leggi. L’eventuale stop italiano non sarebbe un caso isolato, ma l’adesione a una tendenza globale che vede il cavallo passare da “risorsa” ad “animale d’affezione”:
| Paese/Area | Stato del consumo |
| Grecia | Vietata ufficialmente dal 2020. |
| UK, Irlanda, Australia | Forte tabù culturale; consumo praticamente assente. |
| Turkmenistan | Cavallo come simbolo nazionale sacro. |
| Religione Ebraica | Carne non considerata kosher. |
| Mondo Islamico | Spesso evitato poiché animale nobile da lavoro. |
Il dibattito è aperto: da un lato la sensibilità animalista e i modelli internazionali, dall’altro il valore antropologico di una tradizione che per Catania è “pane quotidiano”. Se la legge dovesse passare, la città dell’elefante dovrà reinventare non solo i suoi menù, ma una parte significativa della propria anima urbana.
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