Il rincaro delle tariffe americane al 15% e la sentenza della Corte Suprema USA che boccia i dazi precedenti aprono un fronte caldissimo per il governo italiano. Mentre Palazzo Chigi sceglie la linea della prudenza, le opposizioni (Pd, M5S, Avs e Italia Viva) si compattano in un attacco frontale alla Premier Giorgia Meloni: il silenzio dell’esecutivo viene interpretato come “imbarazzo” o, peggio, “servilismo” verso l’alleato Donald Trump.
Il bivio della Premier: tra ideologia e Made in Italy
La questione non è solo diplomatica, ma economica. Con la Casa Bianca decisa a proseguire sulla strada del protezionismo, le imprese italiane rischiano di pagare un prezzo altissimo.
–Elly Schlein (Pd): Punta il dito sul rapporto personale tra Meloni e Trump. «Difenderà gli interessi italiani o attaccherà i giudici americani per solidarietà con l’amico Donald?» si chiede la segretaria dem, richiamando la necessità di rispettare i limiti del potere sanciti dalla Costituzione.
–Giuseppe Conte (M5S): Ironizza sul silenzio di via Gradina. «C’è nessuno? Reagiamo?». Per i Cinque Stelle, il governo è colpevole di non pretendere i danni da Washington. Chiara Appendino parla apertamente di “furto legalizzato” ai danni delle nostre aziende.
La sponda dei tribunali e il nodo dei risarcimenti
La sentenza della Corte Suprema americana, che ha dichiarato illegittimi i precedenti dazi, offre un appiglio legale che le opposizioni vogliono sfruttare subito.
L’iniziativa del PD: I dem hanno presentato un’interrogazione al Ministero dell’Economia. Chiedono che lo Stato, come azionista di giganti quali Leonardo, Fincantieri, Eni ed Enel, verifichi la possibilità di agire legalmente negli USA per recuperare i miliardi versati indebitamente dalle sussidiarie americane.
Maggioranza tra cautela e malumori
Se il Ministro Adolfo Urso predica «cautela e responsabilità», nel centrodestra si registra la voce fuori dal coro di Maurizio Gasparri (FI). Il capogruppo azzurro al Senato non usa giri di parole: «Perseverare nella politica dei dazi è un grave errore che ha peggiorato la situazione americana e creato problemi globali».
Il parallelismo con la magistratura italiana
Angelo Bonelli (Avs) solleva invece un tema di metodo: il timore è che Meloni ricalchi lo stile Trumpiano nel delegittimare i giudici quando le sentenze non sono gradite. Una tensione che, secondo le minoranze, rischia di trasferirsi dal piano internazionale a quello interno in vista delle prossime scadenze elettorali e referendarie.
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