Alla galleria Colonna la presentazione del libro ‘Giorgia la figlia del popolo. Perché Meloni piace agli italiani’
Ancelle e templari. Sacerdoti e badesse. Professanti del “melonismo” s’accalcano alla messa laica celebrata dentro la galleria Colonna, all’ombra di palazzo Chigi.
Si presenta il libro di Italo Bocchino ‘Giorgia la figlia del popolo. Perché Meloni piace agli italiani‘, dove son narrate le gesta della premier: dalla periferia di Roma nord a Garbatella, fino a diventare “regina d’Europa”, come recita il libro sacro.
E’ “una bellissima storia”, giura Arianna Meloni, sorella della protagonista. “Un manuale per vincere le competizioni elettorali”, lo promuove Ignazio La Russa. Una fiaba che attira grandi, piccini ed editori da tutto il mondo: “Abbiamo già richieste di traduzione dal Brasile, dall’Egitto, dalla Tunisia”, rivela l’autore.
La presentazione si svolge nell’elegante galleria intitolata ad Alberto Sordi, davanti alla libreria Mondadori inaugurata nell’ottobre 2024 da Marina Berlusconi. “Il governo di Meloni è stabile e autorevole”, disse allora la primogenita del Berlusconi che, due anni prima in Senato, aveva definito la leader di Fratelli d’Italia “supponente, prepotente, arrogante e offensiva”. Un’epoca fa.
Oggi c’è Francesca Pascale, la grande ex del Cavaliere, che arriva regalando spillette per il sì al referendum sulla giustizia. Quanti fedeli accorrono. I posti a sedere vanno esauriti. Bisogna farsi vedere, fotografare. “Sono tutti qui per Arianna, non per me”, si schermisce l’autore del libro.
In prima fila s’affolla mezzo governo: Calderone, Valditara, Musumeci, Roccella, Schillaci, Casellati. E poi Giovanni Donzelli e Gianfranco Fini, molto cercato e salutato. Alessandro Cecchi Paone, Giampaolo Angelucci e l’ex ministro Gennaro Sangiuliano (“Per me è ministro a vita”, assicura La Russa).
Non c’è posto per tutti. Qua e là si sentono i “lei non sa chi sono io…”, per provare a guadagnare un posto nella navata centrale. Sul palco La Russa, Bocchino, Arianna Meloni e la presentatrice Hoara Borselli. “Il libro è al secondo posto dei saggi politici più venduti in Italia”, esordisce la giornalista.
La liturgia prevede Giorgia “figlia del popolo” da una parte e i peccatori dall’altra: “La sinistra odia il popolo”, ringhia Borselli. La celebrazione del “melonismo” diventa beatificazione.
“Quale leader durante una conferenza stampa- domanda Bocchino- invece di inventarsi una telefonata dice semplicemente devo andare in bagno? Giorgia è naturale, genera identificazione”.
Una messa cantata, l’Italo disco: “Ero in un ristorante in India, mentre Giorgia era a Washington, e c’era la foto di Giorgia incorniciata. Lo stesso in Thailandia, in Egitto. È riconosciuta leader in tutto il mondo”. Per lui il “capolavoro” della premier è quello “di aver riunito la diaspora della destra”. Meloni concorda: “E’ stato doloroso quando la destra era divisa, quando eravamo finiti nel Pdl… Vedere oggi Fini in prima fila è già una bellissima immagine”.
I fedeli applaudono, felici. Dice La Russa che “Giorgia appartiene a una generazione che ha fatto della coerenza e della meritocrazia la propria stella polare. E poi c’è l’empatia e quella non la puoi imparare”.
La destra riunita – argomenta – ha un bacino elettorale del 30%: “Una sorta di conservatori italiani più ampia della quota di persone di destra.
Il 15% l’ha recuperato a destra e l’altro 15% si possono definire conservatori senza una ideologia di partenza”.
Non manca l’anedottica. “Giorgia è sempre apparentemente imbronciata, in privato più che in pubblico- racconta La Russa- un giorno le ho detto ‘la devi smettere con ‘sta faccia incazzosa’; lei mi ha mostrato una foto in cui aveva 8-9 anni e mi ha risposto: ‘È la mia faccia di quando rifletto, non di quando sono arrabbiata’. Bè, lei riflette molto…”.
“Abbiamo portato avanti le nostre idee senza cercare consenso né potere- assicura Arianna- Giorgia è una persona umile che non conosce la vanità e interpreta questa stagione di governo come una missione”.
Una fiaba: “Mia figlia ha visto il libro sul comodino e mi ha detto: ‘Mamma, pensa che bello essere zia’. Io l’ho guardata, mi sono commossa e ho detto ‘zia è un fenomeno di quelli che non capitano spesso, ma non è sola, dietro ha una comunità di uomini e donne’”.
Applausi scroscianti. La connessione col popolo è l’epica e il vangelo del “melonismo”.
Ancora La Russa: “La sinistra la chiamava la borgatara, in termini dispregiativi, dimenticando che una volta, a sinistra, essere figli del popolo e delle borgate era la loro forza. La sinistra del caviale radical chic si qualifica per questo cambiamento di linguaggio nei confronti dei figli del popolo”. Pascale applaude con vigore.
Meloni, e ci mancherebbe, sponsorizza la riforma della giustizia e rilancia quella del premierato, che ci porterà “nell’Italia del futuro”. Benedice tutti La Russa: “Siamo soltanto a metà dell’opera, ne vedremo delle belle”. Amen.
Fonte Agenzia Dire www.dire.it di Antonio Bravetti
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