La Procura di Roma ha notificato l’avviso di conclusione delle indagini a Giusi Bartolozzi, capo di gabinetto del Ministero della Giustizia. L’ipotesi di reato è pesante: false dichiarazioni ai magistrati. Secondo l’accusa, l’alto dirigente di via Arenula avrebbe mentito per proteggere la posizione del Guardasigilli Carlo Nordio in merito alla mancata convalida dell’arresto del generale libico Almasri.
Le accuse: un “filtro” per proteggere il Ministro?
Il cuore dell’inchiesta risiede nelle dichiarazioni rese da Bartolozzi il 31 marzo scorso davanti al Tribunale dei ministri. In quell’occasione, la magistrata sostenne che Nordio fosse all’oscuro dell’iter che portò alla liberazione di Almasri, ricercato dalla Corte Penale Internazionale.
La Procura contesta la versione di Bartolozzi su quattro punti critici. Il primo riguarda una bozza di provvedimento che avrebbe evitato la scarcerazione: Bartolozzi nega di averla sottoposta al Ministro, ma i giudici ritengono la versione contraddittoria rispetto ai costanti contatti quotidiani tra i due. In secondo luogo, la difesa ha parlato di tempi tecnici strettissimi, una ricostruzione smentita da altre dirigenti del ministero. Infine, pesano le testimonianze sulle riunioni riservate: mentre Bartolozzi nega discussioni sul “dopo” scarcerazione, altri partecipanti avrebbero confermato dialoghi espliciti su voli di Stato e procedure di rimpatrio.
Lo scontro politico e il “conflitto di attribuzione”
Il tempismo della chiusura indagini incendia il dibattito, proprio mentre la Camera si prepara a votare, mercoledì 4 marzo, il conflitto di attribuzione contro la Procura di Roma. La maggioranza sostiene infatti che Bartolozzi debba godere delle stesse tutele previste per i ministri, rendendo di fatto necessario il passaggio parlamentare prima di procedere.
Un clima di “guerra fredda” istituzionale
Le reazioni politiche delineano una frattura profondissima tra i palazzi del potere. Il Ministro Carlo Nordio ha espresso forti perplessità sulla scelta dei tempi da parte della Procura, pur ribadendo la sua “massima e incondizionata fiducia” nella collaboratrice, che resterà al suo fianco per le riforme in corso. Dalle file del centrodestra arrivano accuse pesanti: il viceministro Francesco Paolo Sisto parla di un “clima avvelenato”, mentre la sottosegretaria Matilde Siracusano definisce la tempistica “inquietante”. Enrico Costa è andato oltre, accusando le procure di essere in piena “campagna referendaria”.
Sul fronte opposto, le opposizioni fanno quadrato attorno alla magistratura. Per il Partito Democratico, le parole di Nordio rappresentano un grave attacco all’indipendenza dei giudici, mentre il Movimento 5 Stelle accusa il governo di non tollerare alcun controllo di legalità. Alleanza Verdi e Sinistra rilancia parlando di un tentativo di instaurare “pieni poteri” fuori dal controllo giudiziario. Il caso Bartolozzi diventa così l’ennesimo terreno di scontro frontale tra politica e toghe, alla vigilia di un voto a Montecitorio che si annuncia ad altissima tensione.
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