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Mercati e petrolio col fiato sospeso. Si teme una recessione globale

Last updated: 02/03/2026 6:16
By Redazione 92 Views 7 Min Read
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Gli investitori in allerta per possibili interruzioni nello Stretto di Hormuz. L’Opec+ da aprile aumenterà la produzione di petrolio di 206.000 barili al giorno

Contents
Aumento barili inferiore alle atteseCambiamento di rotta da parte dell’OpecL’impegno dell’Opec “per la stabilità del mercato”Iran quarto produttore di petrolio al mondoLe ipotesi peggiori e l’importanza dello Stretto di HormuzCapacità di riserva e rischio recessionePossibili soluzioni e il ruolo dell’OpecSi precisa: La pubblicazione di un articolo e/o di un’intervista scritta o video in tutte le sezioni del giornale non significa necessariamente la condivisione parziale o integrale dei contenuti in esso espressi. Gli elaborati possono rappresentare pareri, interpretazioni e ricostruzioni storiche anche soggettive. Pertanto, le responsabilità delle dichiarazioni sono dell’autore e/o dell’intervistato che ci ha fornito il contenuto. L’intento della testata è quello di fare informazione a 360 gradi e di divulgare notizie di interesse pubblico. Naturalmente, sull’argomento trattato, caltanissetta401.it è a disposizione degli interessati e a pubblicare loro i comunicati o/e le repliche che ci invieranno. Infine, invitiamo i lettori ad approfondire sempre gli argomenti trattati, a consultare più fonti e lasciamo a ciascuno di loro la libertà d’interpretazione.

AGI – I mercati azionari sono in fibrillazione e si teme un forte del contraccolpo economico a seguito dell’attacco congiunto di Stati Uniti e Israele contro l’Iran. Il timore più grande è che, considerando che l’Iran è un membro dell’Opec, si provochi una grave interruzione dell’approvvigionamento petrolifero in Medio Oriente la qual cosa, nel peggiore dei casi, potrebbe innescare una recessione economica globale.

Per cercare di calmare i mercati, nella riunione del cartello che si è tenuta proprio il giorno dopo l’attacco all’Iran, l’Opec+ ha confermato che da aprile aumenterà la produzione di petrolio di 206.000 barili al giorno. La decisione è stata presa alla riunione di oggi, e il livello stabilito è di poco superiore agli attesi 137mila barili al giorno.

Aumento barili inferiore alle attese

Il gruppo di produttori di petrolio guidato dall’Arabia Saudita cerca così di calmare i mercati del greggio in seguito al conflitto in Medio Oriente ma l’aumento è inferiore a quanto ipotizzato da alcuni analisti e osservatori dato che molti paesi sono già vicini ai limiti della loro produzione. In realtà era già scontato che l’Organizzazione di Vienna, se non fosse scoppiata la guerra in Medio Oriente, dovesse approvare un aumento della produzione di greggio pari a 137 mila barili al giorno ma quello che sta succedendo in queste ore avrebbe convinto i Paesi membri ad una scelta più coraggiosa proprio per calmare i mercati in vista della ripresa delle contrattazioni.

Cambiamento di rotta da parte dell’Opec

Un vero cambiamento di rotta dopo che il cartello aveva interrotto gli aumenti di produzione per il primo trimestre del 2026 a causa della debolezza stagionale e delle precedenti preoccupazioni relative all’eccesso di offerta. Ora, con gli attacchi degli Stati Uniti e di Israele all’Iran e la rappresaglia di Teheran in tutta la regione, l’Organizzazione sembra pronta a passare dalla gestione dei prezzi alla stabilizzazione dell’offerta. Già venerdì scorso i prezzi dell”oro nero’ avevano registrato un aumento significativo del 2,5% poiché gli operatori consideravano la probabilità di un attacco dopo che l’incontro tra Teheran e Washington in Svizzera non aveva portato a progressi significativi.

L’impegno dell’Opec “per la stabilità del mercato”

Nel comunicato diramato al termine della riunione, gli otto paesi Opec+, ovvero Arabia Saudita, Russia, Iraq, Emirati Arabi Uniti, Kuwait, Kazakistan, Algeria e Oman, ribadiscono il loro “impegno per garantire la stabilità del mercato petrolifero“. Nella nota non si menziona l’attacco all’Iran ma si fa presente che “continueranno a monitorare e valutare attentamente le condizioni di mercato“. I Paesi membri hanno ribadito “l’importanza di adottare un approccio cauto e di mantenere la piena flessibilità” nel decidere i volumi dell’offerta e hanno concordato un aggiustamento della produzione pari a 206 mila barili al giorno. La prossima riunione è prevista per il 5 aprile prossimo.

Iran quarto produttore di petrolio al mondo

L’Iran è il quarto produttore di petrolio del cartello di Vienna con poco più di 3 milioni di barili al giorno a gennaio. La Repubblica Islamica condivide una costa con lo Stretto di Hormuz, la via navigabile più importante al mondo per il commercio globale del petrolio. Gli analisti ritengono che i prezzi dei futures sul petrolio greggio aumenteranno di 5-7 dollari al barile all’apertura delle contrattazioni alla mezzanotte ora italiane. Venerdì scorso i prezzi del greggio Brent si sono attestati a 72,48 dollari al barile, con un aumento del 2,45%, mentre il greggio WTI ha chiuso a 67,02 dollari al barile, con un aumento del 2,78%.

Le ipotesi peggiori e l’importanza dello Stretto di Hormuz

Tra le ipotesi peggiori, Teheran potrebbe chiudere lo Stretto di Hormuz il che potrebbe far salire i prezzi del petrolio oltre i 100 dollari al barile. Il mercato inoltre non apprezza il fatto che Teheran disponga di grandi scorte di mine e missili a corto raggio che potrebbero seriamente interrompere il traffico nella via navigabile. Per capire l’importanza dello Stretto, basti pensare che secondo i dati della società di consulenza energetica Kpler, nel 2025 attraverso lo Stretto sono transitati oltre 14 milioni di barili al giorno, pari a un terzo delle esportazioni mondiali di greggio via mare. Circa tre quarti di questi barili sono stati destinati a Cina, India, Giappone e Corea del Sud. La Cina, la seconda economia mondiale, riceve metà delle sue importazioni di greggio dallo Stretto.

Capacità di riserva e rischio recessione

La capacità petrolifera di riserva mondiale che proviene dagli Stati del Golfo non sarebbe in grado di bypassare lo Stretto, isolandolo di fatto dal mercato. Anche il 20% delle esportazioni mondiali di gas naturale liquido passa attraverso lo Stretto, principalmente dal Qatar, e non sarebbe possibile sostituirlo. A quel punto i prezzi del petrolio potrebbero aumentare in modo tale da innescare una recessione economica.

Possibili soluzioni e il ruolo dell’Opec

Come ovviare ad una ipotetica chiusura dello Stretto di Hormuz? I sauditi dispongono di un oleodotto che attraversa il Paese da est a ovest, fino alla costa occidentale sul Mar Rosso. Gli Emirati Arabi Uniti dispongono di un oleodotto che termina nel Golfo di Oman. Ma la portata degli assalti esercita pressione sugli assicuratori affinché aumentino in modo aggressivo le tariffe delle petroliere per il transito nello Stretto di Hormuz o si rifiutino di assicurare qualsiasi traffico. Un tale meccanismo si ripercuoterebbe sicuramente sul prezzo del petrolio. Non si può nemmeno sperare in un intervento degli Usa, in quanto pare che sia esclusa l’ipotesi che l’amministrazione Trump attinga alle sue riserve strategiche di petrolio per calmare i mercati: lo ha confermato un funzionario al Financial Times.

Nel frattempo i dati dei transponder di MarineTraffic suggeriscono che il flusso delle grandi navi commerciali sta diminuendo, in particolare quelle che viaggiano verso ovest nel Golfo

Fonte AGI di Ivana Pisciotta

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