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Milano, confronto partecipato su identità e lavoro attorno al libro di Mariangela Galante

Last updated: 03/03/2026 9:59
By Redazione 182 Views 6 Min Read
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Sabato 28 febbraio, alla libreria I Baffi di Milano, si è svolto un incontro dedicato a “Ma tu che lavoro fai?”, libro della scrittrice nissena Mariangela Galante.

L’appuntamento ha assunto fin da subito il tono di una conversazione aperta, con interventi frequenti da parte del pubblico e un clima disteso favorito anche dall’accoglienza della libreria, che ha proposto una selezione di tè contribuendo a creare un’atmosfera raccolta.

L’incontro milanese ha messo in luce la forza propulsiva del libro, capace di innescare riflessioni articolate a partire da una domanda che, nella sua formulazione quotidiana, sembra quasi banale. “Che lavoro fai?” è un interrogativo che ricorre nelle conversazioni di tutti i giorni, spesso pronunciato con leggerezza o per rompere il ghiaccio. Eppure, proprio quella semplicità apparente nasconde un universo di implicazioni: aspettative sociali, bisogno di riconoscimento, timore del giudizio, desiderio di affermare la propria identità.

Durante il confronto a Milano, questa domanda si è trasformata in un punto di partenza per esplorare temi più ampi: il valore attribuito alla professione come misura del successo personale, il peso delle scelte lavorative nei percorsi di vita, la difficoltà di raccontarsi al di là di un’etichetta professionale. I contributi del pubblico hanno dimostrato quanto l’argomento sia trasversale e condiviso, capace di toccare generazioni e percorsi differenti.

Il volume affronta il tema dell’identità professionale mettendo in discussione l’idea che l’attività lavorativa possa esaurire la definizione di una persona. Tra i nodi centrali emergono le aspettative sociali, i percorsi professionali discontinui, il rapporto tra studi e occupazione e quelle domande che, spesso in modo automatico, incasellano le persone in etichette rigide. Spunti che hanno trovato riscontro nelle esperienze raccontate dai presenti, rendendo il confronto concreto e vicino alla vita quotidiana.

A dialogare con l’autrice è stato il coach toscano Gabriele Altobelli, che ha guidato la discussione partendo da alcune parole chiave annotate su un foglio e condivise con la platea. Da quei termini si è sviluppato un percorso articolato, arricchito da testimonianze personali e punti di vista differenti. L’incontro si è trasformato così in uno scambio costruito passo dopo passo insieme ai partecipanti.

Nel libro trovano spazio richiami puntuali alla Sicilia e a Caltanissetta, città d’origine di Galante, che non restano semplici coordinate geografiche ma diventano parte integrante della costruzione narrativa. Le atmosfere dei quartieri, i ritmi di una provincia del Sud, le relazioni familiari strette e talvolta ingombranti, così come le aspettative collettive legate al lavoro e al successo personale, costituiscono lo sfondo vivo entro cui si muovono riflessioni e ricordi.

L’Isola emerge attraverso dettagli concreti: modi di dire, consuetudini, piccoli rituali quotidiani che restituiscono un’identità precisa e riconoscibile. Allo stesso tempo, quelle stesse dinamiche sociali — il peso del giudizio altrui, l’importanza attribuita alla stabilità lavorativa, il desiderio di affermazione spesso intrecciato al bisogno di appartenenza — superano il contesto locale e parlano a lettori provenienti da realtà molto diverse.

È proprio in questo equilibrio tra radicamento e apertura che il racconto acquista forza. L’esperienza personale dell’autrice si trasforma in uno specchio in cui possono riconoscersi anche coloro che vivono altrove. Le vicende individuali si intrecciano così a questioni più ampie — identità, autonomia, aspettative sociali — dimostrando come una storia nata in un angolo preciso del Paese e poi evoluta in altre parti d’Italia, possa trovare risonanza ben oltre i confini regionali.

Per l’autrice si tratta di una fase significativa del proprio percorso. Di recente registriamo anche la selezione per il volume “100 Autori d’Italia”, pubblicazione curata da Culturale Lab, che raccoglie voci della narrativa contemporanea. Un riconoscimento ottenuto attraverso candidatura gratuita e valutazione attenta, elemento che ne rafforza il valore nel panorama editoriale attuale.

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