Negli ultimi tempi, a Caltanissetta, più che un problema di identità sembra emergere un problema di dignità.
Altrimenti non si spiegherebbero certi cambi di rotta improvvisi, certe alleanze che nascono e muoiono con una rapidità disarmante, come se nessuno avesse memoria di ciò che è accaduto appena ieri.
La Dignità é un valore che dovrebbe guidare ogni scelta della nostra vita: nel lavoro, nei rapporti personali , nella politica.
Cosi come la fiducia è un valore imprescindibile senza il quale non si può guidare una comunità o un’Istituzione.
Quella stessa dignità che mi impone di scrivere il mio pensiero. Per motivi diretti e perché il girone degli Ignavi non mi è mai appartenuto. E perché tradire la fiducia è brutto, a qualsiasi livello lo si faccia. Perché la dignità non è uno slogan da tirare fuori quando conviene.
Non è un abito da indossare a giorni alterni. O ce l’hai, oppure no. Non si può usarla quando è utile e dimenticarla quando diventa scomoda.
C’è molta più dignità nel dire no che nell’abbassare la testa e accettare ciò che non può essere accettato. Che sia esso un nome, un’alleanza , un’imposizione che vada oltre quel confine chiamato dignità.
Serve dignità quando si decide di allearsi con qualcuno. come se nessuno avesse memoria delle alleanze e delle contrapposizioni di ieri.
La coerenza non è un dettaglio: è rispetto verso la comunità.
Perché la memoria conta. Conta soprattutto quando qualcuno, in passato, si è battuto per te come un leone, nonostante le accuse e le voci di molti.
La beffa diventa evidente quando chi ti difendeva viene messo da parte con troppa facilità, mentre chi ti delegittimava si ritrova improvvisamente seduto accanto a te.
Il garantismo non è una parola da usare a corrente alternata. È un principio. E i principi valgono sempre, per tutti.
Forse è anche per questo che Caltanissetta fatica a fare quei passi avanti che meriterebbe. Perché chi dovrebbe indicare una direzione appare spesso più disorientato di chi è chiamato a guidare. Per usare un eufemismo.
E quando manca una guida credibile, quando le scelte sembrano dettate più dall’opportunità del momento che da un progetto coerente, la città resta immobile. Ferma, in una continua oscillazione tra dichiarazioni e smentite, tra alleanze improvvise e rotture altrettanto repentine.
E ci vuole dignità per non considerare l’elettore uno spettatore distratto o, peggio, ingenuo.
I cittadini vedono, ricordano, comprendono.
Come ci vuole dignità ad accettare un incarico a fianco di chi definiva indegno a ricoprire certi ruoli.
Qual é il metro che ti consente di accettare? La dignità? Non credo.. Il potere? I soldi? La visibilità? La voglia di riscatto? L’arroganza?
E allora viene da chiedersi: ci siamo abituati a tutto?
Alle storture della politica, ai tradimenti, al mancato rispetto degli accordi? Alle promesse disattese, alle buche nelle strade, alla mancanza di lavoro o di servizi?
Quando una città si abitua a ciò che non dovrebbe essere normale, il problema più grande non è il disagio. È l’indifferenza.
Mai avrei pensato di dirlo, mi ritrovo quasi sollevata per essermi allontanata da una città che, lentamente, rischia di spegnerti con la sua inerzia e la sua indifferenza.
Se la mafia é una montagna di m**** la politica gestita cosi, non é da meno.
Eppure credo che il problema non sia solo la cattiva politica. È il silenzio di chi preferisce il chiacchiericcio al coraggio.
Federica Giorgio
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