La politica locale, si sa, è l’arte del possibile, ma a Caltanissetta sembra essere diventata l’arte della magia e del trasformismo.
Non parliamo di grandi visioni urbanistiche o rivoluzioni amministrative, ma di quelle piccole, incredibili metamorfosi che avvengono tra i banchi del Consiglio Comunale.
Trasformazioni fulminee, conversioni sulla via di Palazzo del Carmine, opposizioni che smettono di fare opposizione, ammesso che abbiano mai iniziato davvero e passano in maggioranza.
Fino a ieri erano i “duri e puri”. Sembravano pronti a dare battaglia su ogni delibera, a fare le pulci a ogni centesimo speso.
Poi, all’improvviso, il colpo di scena. Come per incanto, i consiglieri delle liste “Fare Centro con Totò Licata” e “Orgoglio Nisseno” hanno avuto un “ripensamento”. Quella maggioranza che in campagna elettorale e per tutto il primo semestre di amministrazione era il bersaglio preferito, in fondo non è più poi così male. Anzi, è diventata improvvisamente accogliente, quasi materna.
Un cambio di posizione così rapido da far girare la testa, una conversione politica che meriterebbe uno studio approfondito di sociologia.
Ma proprio mentre si compiva questo piccolo “miracolo” istituzionale, il destino ha voluto aggiungere un dettaglio curioso, al capo del loro movimento è arrivata una bella, comoda poltrona da Assessore.
Il movimento si chiama, appunto, Orgoglio. Ed è qui che la domanda sorge spontanea tra i cittadini, nei bar e nelle piazze, orgoglio… ma de che?
Perché l’orgoglio, quello vero, quello che si insegna ai figli, di solito ha a che fare con la schiena dritta. Significa restare coerenti con il mandato ricevuto dagli elettori, significa mantenere la parola data a chi ha votato per un’alternativa, significa fare opposizione con dignità quando si è stati scelti per controllare e criticare chi governa.
Qui invece sembra che l’orgoglio sia diventato un concetto estremamente elastico. Qualcosa che si piega con invidiabile eleganza davanti alle esigenze della “Realpolitik” e, guarda caso, davanti a qualche incarico che spunta all’orizzonte proprio al momento giusto.
Naturalmente, siamo già pronti a sentire le spiegazioni ufficiali. Ci diranno che è per il “bene della città”, parleranno di “senso di responsabilità”, di “volontà di collaborare per il futuro di Caltanissetta”.
Sono le solite frasi fatte, quelle che in politica si usano quando bisogna confezionare una storia un po’ più nobile di quella che i cittadini vedono chiaramente con i propri occhi. Perché fuori dai palazzi, la gente non ha bisogno di interpreti, guarda i fatti e tira le somme.
Il riassunto della vicenda è disarmante nella sua semplicità, prima si fa opposizione, poi si passa in maggioranza e nel mezzo ci scappa un assessorato.
Se questo è “Orgoglio”, allora forse è il caso di aggiornare i dizionari. O forse, più semplicemente, è la solita vecchia storia di una politica che preferisce la comodità di una poltrona al freddo della coerenza. Ad Maiora
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