“Dopo le forniture russe, rischiamo di perdere anche quelle dal Golfo per la chiusura di Hormuz”: un enorme problema per l’Italia, soprattutto per le piccole medie imprese
In questo momento, sostenere la guerra di Stati Uniti e Israele all’Iran “per l’Italia rappresenta un suicidio“. Lo dichiara Alessandro Volpe, economista e docente di Storia contemporanea all’Università di Pisa. Con l’agenzia Dire l’analisi guarda all’impatto che questi undici giorni di guerra in Medio oriente stanno avendo sui prezzi dell’energia e quindi sulle economie nazionali. “L’attacco all’Iran, con la conseguente crisi delle forniture di petrolio e gas dai Paesi del Golfo attraverso la chiusura dello Stretto di Hormuz, pone un enorme problema” argomenta Volpe. “Al di là dell’assoluta ingiustizia a cui assistiamo anche in termini di violazioni del diritto internazionale, per il caso italiano si apre lo scenario peggiore possibile: già avevamo perso le forniture della Russia, ora rischiamo di perdere anche quelle dal Golfo per la chiusura di Hormuz. Per un Paese come l’Italia – o anche la Germania – che dipende per il 78-80% da forniture energetiche dall’estero, significa accettare di venire schiacciati. E tutto a causa della scelta trumpiana di imporre il peso degli Stati Uniti per risanare la propria economia. Non riesco a immaginare in che modo le imprese italiane, soprattutto le piccole e medie, riusciranno a fronteggiare questa situazione“.
Dalla guerra russo-ucraina del 2022, l’Italia e i paesi europei “scontano un duplice problema” continua Volpe, “hanno perso i rifornimenti russi, che in Italia raggiungevano le regioni produttive del nord attraverso gasdotti e oleodotti, che erano decisamente più comodi ed economici”, rispetto alle forniture attuali via mare, che implicano i costi del trasporto, i premi assicurativi e poi una volta a terra, altri costi per trasportare la materia prima dai porti del sud nel resto di Italia
Dopo lo stop alle forniture dalla Russia, contratti energetici così come le rotte delle forniture sono dovute cambiare: i nostri principali fornitori sono diventati ad esempio Algeria e Azerbaigian, così come fondamentali sono le Petromonarchie del Golfo, e le navi che transitavano per Hormuz. “L’attuale impatto critico sull’approvvigionamento energetico dell’Italia” di cui parla il docente si rifletterà sugli aumenti che già si osservano su benzina e gasolio e che presto si registreranno anche sulle bollette o i prodotti finiti e così “aumenteranno inflazione e debito pubblico, con perdita di potere d’acquisto per le famiglie e difficoltà di accesso al credito per le imprese”.
In questo quadro, l’Europa sconta anche il prezzo di un mercato finanziario senza regole. Il prof. Volpe premette: “L’inflazione portata dall’energia è particolarmente pesante perché non è sana: non dipende infatti dall’aumento dei consumi ma da quello, speculativo, dei prezzi dell’energia”.
Se il nodo sono i comportamenti delle borse, bisogna ricordare che “due terzi dei soggetti che operano in borsa non hanno a che fare con la produzione reale. Prendiamo il caso della borsa di Amsterdam, dove si definisce il prezzo del gas in Europa. E’ improprio chiamarla ‘borsa’, poiché vi operano soggetti privati come BlackRock e sono puramente speculativi, lasciati liberi di creare prodotti finanziari che scommettono su contratti reali”. Quando la cosiddetta bolla speculativa cresce, “si tende a riabbassare, ma poi il meccanismo riparte”.
Bisogna quindi fare attenzione a due dinamiche: da un lato, esorta l’esperto, “dobbiamo stare attenti a non farci ingannare dall’andamento giornaliero dei prezzi di petrolio e gas: c’è sicuramente una tendenza rialzista che dipende dalla durata e dalle condizioni del conflitto. Ma- avverte Volpe- in questo meccanismo rialzista bisogna tenere conto delle tendenze speculative. Ieri un barile di greggio ha raggiunto i 120 dollari, mentre stamani è sceso a 80-90. Lo stesso per il gas: ieri era a 64 dollari per Mw/h e oggi scende a 50. In realtà – tra ieri ed oggi – non è cambiato molto: osserviamo solo l’effetto di un gioco a vendere a un prezzo alto per poi ricomprare a un prezzo più basso”.
E’ evidente allora che le attività degli speculatori “impediscono a chi fa attività produttiva reale di fare previsioni credibili“. Questo alla fine “obbligherà, da un lato, la Banca centrale europea ad aumentare i tassi d’interesse, e dall’altra i singoli governi a calmierare le bollette”, e così cresceranno “costi del credito” per imprese e famiglie – ad esempio il costo dei mutui per chi ha un tasso variabile – “e il deficit pubblico”, che a sua volta spingerà i governi a “tagliare sulla spesa pubblica, come sanità istruzione”.
Il problema è allora doppiamente difficile da risolvere: “I mercati finanziari si fanno le proprie regole” mentre “questa guerra non sembra destinata a durare poco: le dichiarazioni del presidente Trump- conclude Volpe- restano troppo ondivaghe”.
Fonte Agenzia Dire www.dire.it di Alessandra Fabbretti
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