Lo dicono i primi risultati dell’indagine militare in corso sulla strage, verificati dal New York Times. Sono morte 175 persone, quasi tutte bambini
Centosettantacinque morti. La maggior parte bambini. Un missile Tomahawk americano ha centrato una scuola elementare a Minab, in Iran, il 28 febbraio. Errore di mira, dati obsoleti. L’indagine è ancora in corso, dicono. Ma è un’indagine che punta dritta in una direzione, e che lascia indietro nel suo racconto i condizionali.
Secondo le indiscrezioni verificate dal New York Times il Comando Centrale degli Stati Uniti aveva le coordinate sbagliate. Fornite dalla Defense Intelligence Agency. In una guerra che si muove veloce, i controlli incrociati saltano. Le mappe invecchiano. E i bambini muoiono.
La scuola Shajarah Tayyebeh sorgeva sullo stesso isolato di una base della Marina delle Guardie della Rivoluzione iraniana. Anzi: ci sorgeva dentro, originariamente. Poi tra il 2013 e il 2016 era stata recintata, separata, riverniciata di blu e rosa. Campi da gioco, tre ingressi pubblici, le torri di guardia abbattute. Per chiunque avesse guardato le immagini satellitari aggiornate, era una scuola. Non un obiettivo militare. Ma qualcuno non aveva guardato.
La National Geospatial-Intelligence Agency esiste per questo: verificare, aggiornare, correggere. Non l’ha fatto, questo dicono i primi risultati dell’inchiesta. Nel frattempo Trump ha già trovato il colpevole: l’Iran. “Sono molto imprecisi con le loro munizioni”, ha spiegato sull’Air Force One, con Pete Hegseth seduto accanto. Poi, incalzato dai giornalisti, ha aggiunto che forse l’Iran possiede anche missili Tomahawk. No, l’Iran non possiede missili Tomahawk. È un’arma esclusivamente americana.
Non è la prima volta che succede. Nel 1999, durante la guerra del Kosovo, la CIA bombardò l’ambasciata cinese a Belgrado con dati sbagliati e mappe vecchie. Tre morti. George Tenet si scusò davanti al Congresso, parlò di “database mal mantenuti” e “forza lavoro dispersa”.
C’è un dettaglio che passa quasi inosservato nell’oceano della burocrazia militare: nell’indagine viene citato anche Claude, il modello linguistico di Anthropic, che lavora con il Maven Smart System della NGA per identificare punti di interesse. Gli investigatori lo hanno esaminato come possibile causa dell’errore. Conclusione: probabilmente non c’entra. L’errore, dicono, è umano.
Fonte Agenzia Dire www.dire.it
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