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Medicina a Caltanissetta: tra l’eccellenza del corso e i nodi della logistica. Si punta ad un “ritorno al Cefpas”, una mazzata per centro storico e progetto ex Banca d’Italia

Last updated: 13/03/2026 19:58
By Sergio Cirlinci 295 Views 6 Min Read
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Aule sorde e proiettori sfuocati in via Re d’Italia alimentano le proteste.

Il presidente Tumminelli punta al ritorno al Cfpas, ma il trasloco suona come “poca fiducia” sull’acquisto dell’ex Banca d’Italia da parte del Comune ed una minaccia per l’economia del cuore storico.

Il corso di Medicina a Caltanissetta vive un paradosso, è una bella realtà accademica incastonata in una logistica che però fa acqua da molte parti.

Se da un lato rappresenta un’opportunità d’oro per le famiglie del territorio, dall’altro la sede attuale dell’ex scuola “Capuana” in via Re d’Italia sta diventando stretta, buia e, letteralmente, sorda alle esigenze degli studenti.

Le aule di via Re d’Italia, lunghe e profonde, sono finite nel mirino di studenti e genitori.

Alcuni studenti lamentano che l’acustica è carente, chi siede nelle file arretrate riceve solo un eco indistinto della lezione, nonostante l’uso di microfoni da parte dei docenti.

Non va meglio sul fronte visivo, dove i proiettori arrancano e la luce solare, filtrando dalle ampie vetrate prive di schermature, rende le slide un miraggio.

A questo si aggiunge l’odissea della mensa, che doveva essere aperta nei locali dell’ex Bar Romano, operazione non portata poi a termine, senza che se ne sia mai capito il perchè, anche se i soldi pare già fossero stati stanziati, anche se pare che l’idea sia tornata sul tavolo del consorzio.

Attualmente l’unico locale convenzionato si trova in zona ponte Bloy che dista oltre mezz’ora di cammino, con il risultato di un’ora di strada tra andata e ritorno che logora la pausa pranzo e l’entusiasmo dei futuri medici.

Il nuovo presidente del Consorzio Universitario, l’ing. Gianluca Tumminelli, pare abbia le idee chiare ma dirompenti.

Si potrebbe riportare Medicina al Cefpas, anche se non completamente. Sebbene la struttura sia tecnicamente superiore, questa mossa politica solleva dubbi pesanti sulla strategia urbana.

Puntare sul Cefpas potrebbe suggerire che o non si crede realmente all’acquisizione della ex Banca d’Italia, nel cuore della città o che si pensi non sia né imminente né, forse, fattibile.

Il sogno di una “Cittadella Universitaria” in centro sembra sfumare sotto il peso della burocrazia o della mancanza di fondi.

Spostare degli studenti in periferia significa togliere linfa vitale a un centro storico già fragile, aumentando la desertificazione del Centro.

L’abbandono anche parzile della sede di via Re d’Italia non sarebbe solo un trasloco tecnico, ma un terremoto economico per il micro-ecosistema che si è creato attorno all’università:

Bar, tavole calde e copisterie del centro storico traggono la loro linfa vitale dal flusso quotidiano degli studenti. Senza studenti molte saracinesche rischierebbero la chiusura definitiva.

Molti proprietari hanno investito nella ristrutturazione di appartamenti da affittare ai fuori sede e un eventuale trasloco al Cefpas svaluterebbe istantaneamente questo patrimonio, spingendo gli studenti verso la periferia o il pendolarismo.

Ma mentre si discute di massimi sistemi, la politica locale inciampa sulla forma.

L’insediamento del Comitato Tecnico Consultivo, presieduto da Giovanni Ciaccio, è nato sotto il segno della polemica.

La Cgil, per voce di Rosanna Moncada, ha duramente contestato l’assenza totale di donne nell’organo: «Una governance monocolore è miope e senza futuro», ha tuonato la segretaria, mettendo in guardia su una visione dello sviluppo che ignora la parità di genere.

Il presidente Tumminelli promette una “nuova Enna”, con CUS, supporto psicologico e nuovi corsi.

Ma la domanda resta, Caltanissetta vuole essere una città-università, dove la cultura rigenera i vicoli del centro, o una città con un’università “parcheggiata” in periferia?

La sfida per la sede di Medicina non è solo didattica, è una scelta di campo che deciderà il volto della città per i prossimi trent’anni.

Probabilmente Comune e Consorzio dovrebbero sedersi attorno ad un tavolo, parlarsi chiaramente e cercare una strategia comune per evitare che un eventuale trasferimento al Cefpas.

Sindaco ed assessore chiariscano tutto , tempistica compresa, per in caso di trasferimento sarebbe una mazzata per il centro storico e renderebbe probabilmente anche inutile l’acquisto e la ristrutturazione della ex Banca d’Italia. Ad Maiora

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