Secondo il ministro Urso, andrebbero messi in campo interventi mirati per tagliare i costi e ricorda cosa fece Mario Draghi quando scoppiò la guerra in Ucraina
“Si deve valutare attentamente come intervenire per impedire che i danni prodotti soprattutto da ciò che accade nello stretto di Hormuz possano ricadere sui cittadini italiani. Dovremo valutare come intervenire sulle accise, mi pare che ci sia un dibattito aperto, per far sì che il costo dell’energia sia sempre, in qualche modo, contenuto”. Antonio Tajani, ministro degli Esteri, lo dice ai microfoni di RaiNews24.
Tajani ipotizza “ci possa essere un taglio delle accise compensato dall’aumento dell’IVA, perché aumentano i prezzi e quella potrebbe essere un’idea sulla quale ragionare”.
In sostanza, conclude il titolare degli Esteri, “stiamo lavorando perché si possano dare risposte concrete ai cittadini che non meritano di pagare un prezzo per colpe che non hanno”.
URSO: NO TAGLIO ACCISE MA INTERVENTI COMPENSATIVI MIRATI
“Interventi compensativi mirati e quindi più efficaci a favore delle famiglie meno abbienti, dell’autotrasporto e delle imprese”, da decidere “mi auguro già al prossimo Consiglio dei ministri”. Interventi da mettere in campo per rispondere al caro carburanti legato alle conseguenze dell’attacco di USA e Israele all’Iran e preferito al taglio delle accise. Lo dice il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, in un’intervista al Quotidiano Nazionale.
Con l’attacco russo all’Ucraina arrivò anche l’emergenza bollette e carburanti con i prezzi alle stelle, ricorda l’intervistatore. Mario Draghi varò più di un provvedimento per tagliare i costi. Perché non si interviene di nuovo ora? “Quel taglio giunse quando la benzina sfondò il tetto dei 2,25 euro/litro: oggi è a 1,83 euro/litro, il gasolio poco sopra i 2, con un incremento in percentuale nettamente inferiore a quanto si registra in Germania, Francia e Spagna- spiega Urso- Nessuno di questi Paesi ha deciso di tagliare le accise. Molti Paesi europei stanno invece copiando in fretta il sistema di monitoraggio, preventivo e dissuasivo, che noi abbiamo introdotto nel gennaio 2023 e che ci ha consentito di portare l’inflazione ben sotto la media europea, facendo recuperare alle nostre famiglie buona parte del potere d’acquisto falcidiato nella precedente legislatura”.
Alla base della scelta di non seguire quella strada la comsapevolezza che “quel taglio delle accise costò allo Stato, ai cittadini, circa un miliardo al mese e non raggiunse l’obiettivo: l’inflazione, infatti, continuò a crescere e, peraltro, come certificò l’Ufficio di Bilancio della Camera, i benefici andarono in gran parte ai ceti più abbienti- segnala il titolare del MIMIT- Quando arrivammo al governo in ottobre, nonostante il taglio delle accise, l’inflazione era giunta al 12,6% (dato Eurostat); ora siamo a un livello dieci volte inferiore: 1,1% nel 2024, 1,6% nel 2025”.
Fonte Agenzia Dire www.dire.it
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