Saluti romani per Ramelli, per i giudici la parata del 2018 può creare consenso per il fascismo ripudiato dalla Costituzione
Non una semplice e innocua commemorazione, ma una manifestazione con una studiata e voluta “valenza propagandistica”, capace di creare consenso attorno all’ideologia fascista. E per questo i partecipanti sono da condannare, in base alla Legge Scelba. È quanto scrive la Corte d’Appello di Milano nelle motivazioni della sentenza con la quale, accogliendo la richiesta della sostituta procuratore generale Olimpia Bossi, ha confermato ieri 13 condanne a 4 mesi per i militanti di estrema destra per la manifestazione fascista per i saluti romani del 29 aprile 2018, durante il corteo che si tiene ogni anno in memoria di Sergio Ramelli, esponente del Fronte della Gioventù ucciso da Avanguardia Operaia nel ’75. Tra i condannati, nomi noti della galassia dell’estrema destra nazionale, come Stefano Del Miglio, Gianluca Iannone e Duilio Canu.
Rischio concreto di ricostituzione del Partito fascista
Per la corte quella “celebrazione esalta e richiama i valori del Partito fascista”, utilizzando il “saluto romano” e la “chiamata del presente” in una “formazione numerosa e compatta”, come una “struttura militare”, organizzata da “gruppi che si ispirano a ideologie di estrema destra”, è “in grado di realizzare” quel “pericolo di ricostituzione del Partito fascista”. Con il “rischio concreto che la forza suggestiva possa impressionare l’esterno” e portare “ad emulare gesti e rituali” creando “adesione a idee e concezioni ripudiate” dalla Costituzione.
Migliaia di persone in parate studiate per impressionare
La sostituta Bossi, sulla base della sentenza della Cassazione a Sezioni Unite del 2024 sui saluti romani, aveva spiegato che “queste manifestazioni con centinaia di persone, schierate come formazioni paramilitari, non sono meramente commemorative, ma rappresentano un pericolo per l’ordinamento costituzionale”.
Una tesi accolta nelle 25 pagine di motivazioni della quarta Corte penale d’appello (giudici Tutinelli-Rizzardi-Marchiondelli). Per i giudici milanesi, infatti, la Cassazione ha “nettamente affermato” che l’intento commemorativo, come nel caso del corteo per Ramelli, “non esclude affatto la rilevanza penale delle condotte”. E ciò che dà rilevanza, invece, è “quel potere evocativo” che, in presenza di specifiche caratteristiche”, rappresenta “un pericolo concreto di ricostituzione del Partito fascista”.
E per la corte, nel caso esaminato, la manifestazione – con circa 2000 partecipanti, organizzati in gruppi, un corteo non autorizzato e un rituale collettivo – il pericolo era più che concreto. La messinscena infatti era idonea a “provocare adesioni e consensi” e a favorire “la diffusione di concezioni favorevoli alla ricostituzione di organizzazioni fasciste”. Proprio perché quella “manifestazione appare immediatamente evocativa del regime fascista”, con rimandi anche “alla Repubblica sociale”.
Del resto, aggiungono i giudici, le “tre formazioni (Lealtà e Azione, Casapound e Forza Nuova , ndr)” si comportano esattamente “come strutture militari” e c’è il significato di quel gesto, il braccio teso, riconducibile al “rituale” fascista. Vanno considerati anche il “volume delle grida”, il “numero delle persone”, l’occupazione del “suolo pubblico”. E il fatto che il “gruppo” sia “visivamente omogeneo”, tutti vestiti di nero.
Una partecipazione “crescente negli anni”
La Corte evidenzia, poi, che quella manifestazione “ha visto una partecipazione crescente” negli anni e che viene commemorato quello stesso giorno Carlo Borsani, “esponente della Rsi”, oltre a Enrico Pedenovi, “consigliere provinciale del Msi”. L’intento commemorativo, si legge ancora, si è “trasformato in manifestazione politica, con aumento del pericolo per l’ordine pubblico”.
Per i giudici, poi, non si può invocare il fatto che diversi processi per quella manifestazione hanno avuto “esiti diversi”, perché la Cassazione del 2024 ha chiarito che “la valutazione del pericolo concreto deve essere calibrata sulla specifica condotta” e, in pratica, va valutato il “contesto” in cui si “collocano” quei saluti romani.
Tutela l’ordinamento democratico
Sul piano giuridico, la Corte ha richiamato la tutela “dell’ordinamento democratico o costituzionale” e ha ribadito che la norma mira a prevenire anche condotte “prodromiche” alla ricostituzione del partito fascista. Infine, è stata esclusa anche la buona fede degli imputati: l’eventuale incertezza giurisprudenziale “non vale di per sé a configurare l’ignoranza inevitabile della legge penale” e, anzi, dovrebbe indurre a maggiore cautela, sostengono i giudici.
Confermati anche i risarcimenti per l’Anpi, parte civile con l’avvocato Federico Sinicato, per i danni causati alla “salvaguardia dei valori della Resistenza, recepiti dalla Costituzione”. I difensori degli imputati, tra cui gli avvocati Antonio Radaelli, Luca Procaccini e Mario Giancaspro, potranno ricorrere in Cassazione.
Ora si attende l’esito dell’appello contro la sentenza di assoluzione di 23 neofascisti per il corteo, sempre per Ramelli, del 2019. La procura ha fatto ricorso chiedendo di ribaltare il verdetto con 23 condanne.
Fonte lanotiziagiornale.it di Andrea Sparaciari
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