Il Times of Israel: “Impedito il ritorno a casa agli abitanti di Khallet a-Sidra”
Le famiglie palestinesi di Khallet a-Sidra non riescono a fare ritorno al loro villaggio, situato nel centro della Cisgiordania occupata, dopo che a gennaio i coloni violenti le hanno costrette alla fuga. A riferire la loro storia è il quotidiano Times of Israel, secondo cui a difendere l’iniziativa dei coloni israeliani starebbe contribuendo l’esercito israeliano, che da ottobre non è intervenuto a fermare violenze e abusi dei coloni, sempre più intensi e frequenti. Da gennaio in poi, gli ormai ex residenti hanno denunciato alla stampa che i militari stanno adottando “misure che rendono praticamente impossibile il ritorno a casa”. Si tratta del 57esimo villaggio che i coloni violenti riescono a “svuotare” dei suoi abitanti in Cisgiordania. Yousef Zawahreh, 43 anni, ex residente di Khallet a-Sidra, al Times of Israel ha detto: “La vita è peggiorata di giorno in giorno. Non solo nell’ultima settimana o nell’ultimo mese, ma negli ultimi tre anni”, da quando si è insediato il governo del primo ministro Benjamin Netanyahu, che spinge per l’annessione definitiva della Cisgiordania occupata e la conseguente espulsione dei palestinesi. Di recente ha anche adottato una legge che consente allo Stato di acquisire terreni, sebbene sia una pratica vietata dal diritto internazionale.
Al Times of Israel Zawahreh ha parlato da Mukhmas, una città prossima a Khallet a-Sidra, dove l’uomo ha dovuto trasferirsi con la sua famiglia. Tuttavia anche questa città in settimana è stata oggetto di attacchi violenti da parte dei coloni, che hanno anche cercato di ricostituire l’avamposto illegale di Kol Mevaser. L’associazione israeliana Breaking the silence a ottobre scriveva: “Mukhmas è teatro di un’escalation di terrore da parte dei coloni: ulivi sradicati, palestinesi e attivisti aggrediti e ricoverati in ospedale, uso di armi da fuoco, auto e case incendiate. Ieri si è assistito a un’ulteriore escalation. I coloni hanno sparato e ucciso Nasrallah Mohammed Abu Siyam, un palestinese di 19 anni”. Quanto a Kol Mevaser, l’organizzazione scrive: “È uno dei rari casi in cui un avamposto è stato considerato pericoloso persino dalle Forze di difesa israeliane (Idf) ed evacuato più volte. Ma continua a ricomparire”. Mercoledì, l’esercito israeliano ha nuovamente impedito ai coloni di ricostituire l’avamposto di Kol Mevaser, da cui sono nati degli scontri diretti. Una volta allontanati, i coloni hanno attaccato il villaggio di Mukhmas. Sugli incidenti è intervenuto il capo di stato maggiore dell’esercito israeliano, il tenente generale Eyal Zamir che, nel condannare la violenza dei coloni, ha definito gli attacchi contro civili e agenti di polizia palestinesi in Cisgiordania “moralmente ed eticamente inaccettabili” e “un grave ostacolo strategico”.
Ha poi osservato un aumento negli “episodi di criminalità nazionalista”, alcuni dei quali “rivolti direttamente contro i nostri soldati e contro la popolazione civile”. Dall’avvio dell’offensiva israeliana contro Gaza nell’ottobre 2023 le violenze in Cisgiordania si sono accresciute, una situazione che sta peggiorando anche ora che i media sono occupati a seguire la guerra contro l’Iran. Oltre un migliaio i morti e decine i villaggi attaccati, con case e terreni espropriati. Tali pratiche, che Israele rivendica con la necessità di garantire la propria sicurezza, rafforzano le accuse di apartheid. Per le Nazioni Unite, violano inoltre il diritto dei palestinesi all’autodeterminazione.
Fonte Agenzia Dire www.dire.it di Alessandra Fabbretti
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