Giustizia, referendum, riforme, rimpasti e dimisssioni, il sacro rito del lamento nisseno si sposta nell’arena Facebook
Le urne si sono chiuse, ma i fegati sono appena stati messi in salamoia.
Tra gli“scienziati della riforma” che piangono sulla tastiera e i “Neanderthal del No”, così sono stati etichettati gli appartenenenti ai due schieramenti, Caltanissetta si conferma la capitale mondiale della presunzione ferita ma i secondi se la ridono tra un caffè e un cannolo
Benvenuti al nuovo Festival del Rosicamento 2026, dove se non voti come dico io, sei un analfabeta funzionale, e se perdi è perché ci sono troppi ignoranti che votano. Ma stavolta, a rendere l’aria ancora più pesante della solita nebbia nissena, ci sono gli accadimenti di Palzzo e il terremoto che arriva dalla Capitale.
Caltanissetta, si sa, è una città che mastica amaro per vocazione, ma il risveglio del post voto ha fatto salire il livello di acidità gastrica. E dire che fino al 21 marzo l’aria che tirava era ben diversa: i sostenitori della riforma giravano per la città e sui social con un’aria spavalda, sicuri di un successo che pareva già scritto nelle stelle del firmamento o almeno nelle loro bolle social.
Poi è arrivata la mazzata. Il verdetto è netto: il 57,5% dei nisseni ha detto NO alla riforma della giustizia. E mentre sui social è iniziato il festival del Maalox per i paladini del “Sì”, nelle stanze del potere è iniziato il fuggi-fuggi.
Il colpo di grazia alla digestione dei fautori della riforma è arrivato con le notizie delle ultime ore. Le dimissioni di Delmastro e Bartolozzi hanno ufficializzato il fallimento del progetto, trasformando quella che doveva essere una marcia trionfale in una ritirata disordinata.
In questo clima da “si salvi chi può”, le parole della Premier Meloni sono risuonate come una sentenza definitiva come anche l’invito neanche troppo velato alla Santanchè.
Per molti protagonisti della campagna elettorale locale, il sonno si è fatto improvvisamente difficile. Non è più solo una questione di “ideali”, ma di poltrone che ballano e di un futuro politico che, come l’acqua nei rubinetti di Caltanissetta, sembra essere improvvisamente venuto a mancare.
Da una parte, i delusi del “Sì” si sono svegliati immersi in una nube di risentimento. Se si pensava che il verdetto delle urne fosse la fine dei giochi, non si erano fatti i conti con la fase del “Nisseno-Style”, quella in cui il popolo sovrano diventa improvvisamente “un gregge di analfabeti funzionali” perché non ha barrato la casella giusta.
Ecco alcune frasi che stanno intasando le bacheche cittadine tra un caffè amaro e una copia del Codice di Procedura Penale usata come ventilatore:
“Sinceramente, non mi aspettavo nulla di diverso da una città che non capisce nulla. Restate nel vostro medioevo procedurale. Caltanissetta ha scelto di restare indietro”.
“Non lamentatevi se la prossima causa civile durerà 45 anni e i vostri nipoti erediteranno una citazione per danni anziché la casa al mare. Avete scelto il passato. Auguri.”
(Foto di una bilancia rotta con filtro bianco e nero) “Oggi la Giustizia è morta, e il colpevole ha la carta d’identità con su scritto ‘Nisseno’. Chiudo i social per un po’”.
Dall’altra parte della barricata, i vincitori non le mandano a dire. La risposta media del cittadino del No è un capolavoro di pragmatismo siculo:
“Cari amici del Sì, forse su una cosa siamo d’accordo, siamo indietro, infatti a governare la città sono i vostri amici, ma invece di preoccuparvi delle carriere dei magistrati, preoccupatevi di essere coerenti con quello che dicevate fino a qualche giorno fa, quando difendevate ministri indifendibili mentre adesso gridate “grande Giorgia” perchè li ha spinti alle dimissione, tranne la Santanchè che deve ancora rispondere.
Ma siate coerenti anche sulla politica locale, quando eravate contro certi personaggio che oggi, grazie al salto della quaglia, sono passati con voi e adesso sono diventanti magicamente supereori.
Ma a voi sta bene tutto e credete a tutto quello che vi danno a bere, dal rifacimento parziale della rete idrica, lavori che dovevano iniziare già i primi di gennaio, al salvataggio del finanziamento del finanzaiamento della ex Caserma Cap. Franco, che, come qualcuno ha scritto, la vecchia amministrazione stava perdendo, per non parlare della perla di prendersi il merito di aver asfaltato 26 km. di strade cittadine, dimenticando di dire che ciò si è reso possibile grazie al finanziamento avuto dalla vecchia amministrazione.
Questi giorni di marzo 2026 passeranno alla storia come le giornate mondiali della presunzione e dell’orgoglio ferito.
La guerra tra chi si sente “troppo avanti” e chi rivendica il diritto di non farsi riformare la vita da slide patinate o di bersi e di accettare tutto stando in silenzio, continuerà almeno fino alla prossima interruzione idrica. Quella sì che, a Caltanissetta, mette, quasi tutti, d’accordo nel sacro rito del lamento.
In questa polveriera di sentimenti, si raccomanda però massima cautela, tra dimissioni romane, rimpasti locali locali, il clima è elettrico, meglio evitare di infierire troppo… almeno fino ala prossima notizia. Ad Maiora
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