Il Governo Meloni attraversa la sua crisi più profonda dall’insediamento. Mentre il Sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro e la Capo di Gabinetto Giusi Bartolozzi rassegnano le dimissioni, definite “irrevocabili”, una figura resta immobile al centro della tempesta, Daniela Santanchè la Ministra del Turismo non solo resiste, ma rivendica con forza l’eccezionalità della sua posizione, definendo il proprio caso “profondamente diverso” da quello dei colleghi.
Il fulcro della difesa di Santanchè, ribadito con vigore nelle ultime ore, si basa su una separazione netta tra pubblico e privato.
Per la Ministra, le inchieste che la riguardano, dai bilanci di Visibilia alla gestione di Ki Group e Bioera, fino alla contestata truffa aggravata all’INPS per la cassa integrazione COVID, non hanno alcun punto di contatto con il suo operato di governo.
“Nulla attiene alle mie funzioni come Ministro”, ha ripetuto ai cronisti. La sua linea è un arroccamento sul diritto costituzionale: finché non esiste una condanna definitiva, le dimissioni per “opportunità politica” sono considerate da lei una resa a un processo mediatico che non riconosce. Per la Santanchè, la differenza con Delmastro è sostanziale: lui si è dimesso per vicende nate dentro il Ministero della Giustizia; lei è indagata per la sua precedente vita da imprenditrice.
Tuttavia, questa distinzione sembra non bastare più alla Premier. Nella serata di ieri, Palazzo Chigi ha diramato una nota dal tono gelido che segna una svolta storica nei rapporti interni a Fratelli d’Italia. Elogiando la “sensibilità istituzionale” di chi ha fatto un passo indietro, Meloni ha scritto nero su bianco:
“Auspico che, sulla medesima linea di sensibilità istituzionale, analoga scelta sia condivisa dal Ministro Daniela Santanchè.”
L’analisi del documento rivela una strategia precisa: la Premier ha smesso di difendere il merito giudiziario delle accuse per spostare il terreno sullo scontro etico. Citando la “nuova stagione di rigore chiesta dai cittadini” dopo il recente referendum sulla giustizia, Meloni ha trasformato la permanenza della Santanchè in un atto di “insensibilità” verso il mandato popolare.
La situazione è ora in una fase di stallo pericolosa. Il tridente giudiziario che assedia la Ministra è pesante:
- Falso in bilancio (Visibilia): Il processo che ne mina la credibilità finanziaria.
- Truffa INPS: L’accusa più politicamente tossica, poiché riguarda fondi pubblici gestiti durante la pandemia.
- Bancarotta (Bioera): L’ultimo fronte aperto a febbraio 2026, che aggrava il quadro della gestione societaria.
Se la “Sibilla del Turismo” dovesse continuare a rifiutare il “consiglio” della Premier, il braccio di ferro potrebbe spostarsi in aula.
Le opposizioni hanno già pronta una mozione di sfiducia individuale per la prossima settimana.
Per Giorgia Meloni, il dilemma è atroce, difendere una fedelissima rischiando di logorare l’immagine del Governo, o procedere a una rimozione d’autorità che aprirebbe una ferita insanabile nel partito.
Il “muro” della Santanchè tiene ancora, ma le crepe prodotte dalla nota di Palazzo Chigi suggeriscono che l’epilogo della sua esperienza ministeriale sia ormai questione di ore, non più di giorni.
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