Il risveglio dopo la notte di Zenica è stato dei più amari. Con la sconfitta ai rigori contro la Bosnia, l’Italia di Gennaro Gattuso ha ufficialmente scritto la pagina più buia della storia del calcio azzurro: la terza assenza consecutiva alla fase finale di un Mondiale. Mentre il Paese intero s’interroga sul fallimento del sistema, sui social e nei bar torna a circolare una parola che sa di disperazione: ripescaggio.
Ma quante possibilità ci sono davvero di vedere gli Azzurri negli Stati Uniti, Messico e Canada quest’estate? Analizziamo i fatti con freddezza.
Il famigerato Articolo 6
Tutto ruota attorno all’Articolo 6.7 del Regolamento FIFA per la Coppa del Mondo. Il testo recita che, qualora una federazione decidesse di ritirarsi o venisse esclusa dalla competizione, la FIFA deciderà sulla questione a sua totale discrezione e intraprenderà qualsiasi azione ritenuta necessaria.
Questo significa due cose:
- Non esiste un automatismo: Non è scritto da nessuna parte che debba essere ripescata la squadra con il ranking più alto (che oggi premierebbe l’Italia).
- Potere assoluto alla FIFA: Il Consiglio FIFA può decidere in base a criteri geografici, sportivi o, come sospettano i maligni, commerciali.
Il “Caso Iran” e la questione Geopolitica
L’unica, esile fessura per un ingresso azzurro dalla porta di servizio riguarda la situazione instabile di alcune federazioni asiatiche, in particolare l’Iran. Se la FIFA dovesse optare per una sanzione estrema (l’esclusione dal torneo), si aprirebbe un posto.
Tuttavia, la prassi consolidata suggerisce che la FIFA preferisca mantenere gli equilibri tra i continenti. Se viene esclusa una squadra asiatica, è quasi certo che venga promossa un’altra nazionale dell’AFC (come l’Iraq), per non scatenare proteste diplomatiche dalle altre confederazioni.
Perché sperare è (quasi) inutile
Sebbene l’Italia rappresenti un bacino commerciale enorme — e la sua assenza pesi enormemente sui diritti TV e sugli sponsor del Mondiale americano — un ripescaggio “per meriti storici” creerebbe un precedente pericoloso. Il presidente Gianni Infantino è stato chiaro in passato: i risultati si ottengono sul campo.
Inoltre, i tempi sono strettissimi. Con il sorteggio dei gironi già effettuato e la logistica delle 48 squadre già avviata, un cambio in corsa richiederebbe una tempistica burocratica che la FIFA raramente ha dimostrato di voler gestire.
Cosa resta agli Azzurri?
Per ora, solo il silenzio e la ricostruzione. Il prossimo impegno ufficiale sarà la Nations League a settembre, dove l’Italia dovrà affrontare un girone di ferro con Francia e Belgio. Il ripescaggio resta, ad oggi, un esercizio di “fanta-calcio” che serve più a lenire il dolore della sconfitta che a delineare un reale scenario futuro.
Salvo cataclismi sportivi o decisioni politiche, il Mondiale 2026 lo guarderemo, ancora una volta, dal divano.
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